«Liguria distrutta dal Pd, con noi rinascerà»

nostro inviato a Genova

«Guarire dalla burlandite si può. Basta credere nel cambiamento. Basta che noi liguri ci si renda conto che viviamo in una Regione dalle potenzialità straordinarie ma che queste potenzialità sono state affossate da anni di politica antica che ha fatto fuggire i giovani, perché ha tolto loro speranza e prospettive e che ha tolto anche i servizi agli anziani». L'esordio la dice lunga sulla determinazione di Edoardo Rixi, portacolori della Lega nella corsa alle regionali in Liguria, e alleato schietto nella coalizione di centrodestra che andrà al voto presentando, come candidato governatore, Giovanni Toti, Forza Italia.

Sintomi e danni collaterali della «burlandite»?

«Questi cinque, anzi 10 anni del governatore Burlando hanno disintegrato il nostro sistema sanitario e il nostro territorio raggiungendo il drammatico risultato che fa della Liguria una delle Regioni più arretrate e con il tasso di disoccupazione più alto. Oggi 27mila persone lasciano la Liguria per farsi curare in modo efficiente quando 10 anni fa era esattamente il contrario e oggi 30mila liguri lavorano a Milano. La burlandite è una malattia che ti porta all'apatia: così, se vivi qui, alla fine pensi che le cose andranno sempre peggio, che siamo condannati alla stagnazione economica e sociale e ci si debba rassegnare a passare un futuro triste invece la Liguria è una regione bella che può diventare attraente».

È vero che lei pensa che il presidente peggiore per la Liguria sarebbe Raffaella Paita?

«Certo perché è una persona che vive all'interno del Pd nel solco di Burlando con una concezione vecchia di fare politica. E perché, come assessore regionale, ha combinato soltanto disastri, dimostrando di non capire nulla delle materie che le sono state affidate per delega. Dalla gestione della Protezione civile a quella delle Infrastrutture, settore dove gli unici passi avanti avviati e compiuti risalgono ancora al governo Berlusconi».

Che cosa deve fare il centrodestra per non perdere?

«Il centrodestra non deve snaturarsi ma mantenere ben netta la propria identità e lavorare per far ritrovare fiducia, per ridare un futuro ai liguri. Non bisogna pensare che la somma dei voti che i singoli consiglieri di centrodestra possono raccogliere sia quella che ci farà vincere. Dobbiamo saper convincere ogni singolo nostro elettore ad andare a votare. Pensare di sottrarre voti al centrosinistra conquistando qualche elettore dell'altro versante è un'operazione strategica improbabile, a mio avviso».

Quindi, parola d'ordine in questa campagna elettorale?

«Convincere per vincere. Se sapremo rappresentare un sogno di cambiamento e di riscossa per la nostra terra abbruttita e annientata dal malgoverno di centrosinistra ce la faremo. Altrimenti con le prospettive che ci sono di una forte astensione, se non riusciamo a spazzare via la rassegnazione gli elettori liguri, anche i nostri elettori il 31 maggio andranno al mare anziché a votare e a votarci».