L'improvvisata alla convention di Publitalia fra amarcord e il ricordo di mamma Rosa

Ai fedelissimi sorpresi ed emozionati: fermeremo il M5s come i comunisti nel 1994

Roma - Brusio in platea, tazzine del caffè sospese a mezz'aria, dirigenti che si danno di gomito, il microfono che viene riacceso. «Ed ecco a voi Silvio Berlusconi». E così, a mezzanotte, ventitré anni dopo, il Cavaliere ritorna in pista. «Stavolta - spiega - non volevo farlo, ma devo». L'occasione è la stessa del 1994, la convention di Publitalia, la verve dell'oratore anche, l'emozione del pubblico pure. Diversa la situazione politica, perché il nemico, quello vecchio, pare, non c'è più. «Matteo Renzi non è un comunista. Anzi, quando venne ad Arcore, all'epoca mi piacque molto». In compenso di nemico da sfidare adesso ce n'è uno nuovo, forse più infido, M5s. «Sono costretto a scendere in campo per l'ennesima volta. I Cinque Stelle sono pericolosi e oggi dobbiamo fermarli nello stesso modo in cui all'epoca fermammo i comunisti».

La sala freme per la sorpresa, si respira l'atmosfera del grande evento, simboli e riti fanno fare un tuffo nel passato. Sono parecchi al museo del Genio e delle Armi di Roma i reduci del '94. Ma più che un'operazione nostalgia questo sembra un ritorno al futuro. Erano diversi anni infatti che Berlusconi non si faceva vedere a una convention di Publitalia, da dove per la prima volta aveva lanciato Forza Italia, lo fa ora che si è convinto ad affrontare una nuova battaglia. «Se i Cinque Stelle vanno al governo, magari con Davigo, io mi trasferisco su un'isola deserta».

Il Cav, tra scrosci di applausi, parla quaranta minuti a braccio. Renzi quasi non lo nomina. I grillini, che «restano una forza temibile nonostante il risultato deludente alle amministrative», sono invece il suo attuale obbiettivo principale. Eppure, fino a qualche mese fa, quando divideva con loro il campo del No al referendum voluto a Renzi, Berlusconi spesso e volentieri faceva filtrare la sua stima nei confronti di Di Maio o Di Battista. Adesso no, perché quelli «sono ragazzi che non hanno studiato, non sono preparati». E poi è successo qualcosa, hanno dimostrato di non essere affidabili: «Potevamo andare subito alle elezioni. Questo non è successo perché molti dei grillini in Parlamento l'hanno impedito. Non hanno un lavoro a cui tornare, per questo hanno preferito conservare gli stipendi fino alla fine della legislatura...». Sono loro «i veri professionisti della politica».

Insomma, l'ex premier si è rimesso in modalità campagna elettorale e fa sul serio. Le tante interviste, le apparizioni in televisione, il discorso improvviso tra i dirigenti di Publitalia. E il suo pensiero è rivolto non tanto ai ballottaggi delle amministrative di domani quanto alle politiche dell'anno prossimo. «In questa particolare fase storica, in cui gli italiani hanno molte incertezze sul futuro, in cui temono per il lavoro, i risparmi, la sicurezza, la salute, solo Forza Italia rappresenta, come nel '94, una risposta seria e credibile, una sorta di bene rifugio che non perde mai di valore».

Michaela Biancofiore prevede «un nuovo predellino dopo i ballottaggi che sorprenderà tutti». Intanto però ci sono già parecchie bocche aperte quando il Cavaliere rilucida due pezzi forti del suo armamentario da campagna elettorale. Il primo è l'uso politico delle inchieste della magistratura. Ora tocca a Renzi e alla Boschi, ai quali ha già offerto da giorni solidarietà, e persino a Virginia Raggi, che «se ne dovrebbe andare per incapacità» ma, dice, «se ne deve fregare delle inchieste». Lui però ha battuto tutti i record: «Dal 1994 ho passato due giorni pieni a settimana a difendermi dai processi», Il secondo è mamma Rosa: «Mi disse che era contraria alla mia discesa in campo, ma se quella era la scelta del mio cuore, mi sarebbe stata sempre vicina». Tutti d'accordo, Silvio is back.