L'inchiesta sul "Tiap": arriva la prima archiviazione

Giustizia tritacarne

Ondate di articoli e di interpellanze sulla temibile connection che puntava a conquistare addirittura la gestione dei sistemi informatici non solo delle Procure della Repubblica di Roma e Napoli ma persino del Consiglio superiore della magistratura e di Montecitorio: ma ora sulla indagine che aveva portato sotto accusa Danilo Lucangeli, numero uno di Skymedia Italia, arriva l'archiviazione disposta dal giudice preliminare Alessandra Boffi su richiesta dello stesso pubblico ministero, Stefano Fava, che aveva condotto l'inchiesta. Per Lucangeli la Procura romana aveva formulato accuse pesanti, che andavano dalla corruzione, alla turbativa d'asta, alla rivelazione di segreto istruttorio. Non era vero niente, per ammissione dello stesso pm. Ma intanto, commenta ieri Lucangeli, l'inchiesta col suo clamore mediatico «ha determinato a me e alla mia azienda gravissimi contraccolpi che sto pagando ancora adesso».

A mettere sotto tiro Lucangeli la Procura della Capitale era arrivata scavando sul presunto faccendiere Raffaele Pizza, arrestato nel luglio 2016 insieme ad altre ventiquattro persone per associazione a delinquere, traffico di influenze illecite ed altri reati. L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, aveva individuato quello che era stato definito un «ramificato sistema clientelare» che puntava a «veicolare a proprio vantaggio gli appalti con Inps, Inail, ministero della Giustizia, Poste e Consip».

Danilo Lucangeli e Gianni Nastri, titolare della società di informatica Siline, erano finiti nei rapporti del nucleo speciale della Gdf come interlocutori privilegiati di Pizza, cui si sarebbero rivolti come lobbista per «portare a termine il progetto già in itinere di implementare il Tiap», il sistema informatico utilizzato dalla Procure di Roma e Napoli. Da questa presunta richiesta di consulenza, il M5s era arrivato a paventare un «attacco alla democrazia», «il software Tiap è stato probabilmente bucato da imprenditori corrotti, per controllare le indagini della procura di Roma, ma volevano andare anche oltre diffondendo il sistema in tutte le procure e così avere un pieno controllo dei fascicoli dei magistrati». Ma alla fine l'affare si è sgonfiato, la posizione di Lucangeli è stata stralciata ed archiviata: «Ho sempre ribadito la mia estraneità ai fatti e la fiducia nella magistratura mi ha dato ragione. Va bene e ne sono felice anche se molto provato».