L'invisibile Vittorio, tutto pane, amore e internet

Tra pochi mesi saremo in inverno che già è stato annunciato come particolarmente rigido. E come tutti gli inverni nelle grandi città si apre, drammaticamente e inesorabilmente, il problema dei senzatetto, dei clochard. Guardare oggi il mondo di chi è senza tetto o, come credo sia più corretto dire, dei «senza tutto» è come vedere uno spaccato della nostra società. Sono sempre meno gli stranieri che fanno la coda fuori dai centri di accoglienza pubblica e crescono i numeri di chi, italiano, si è trovato suo malgrado in una situazione di grave indigenza. Sono imprenditori falliti, padri separati e avanzi di galera che non sono più riusciti a collocarsi nella società civile. Sono quarantamila oggi i senza tetto in Italia, circa lo 0,2% della popolazione E tra questi c'è Vittorio Menenti. Alto e magro, atletico e con un immancabile cappellino neroazzurro che porta per ricordare a tutti l'origine della sua fede calcistica. É ben curato, sbarbato e pulito. Si presenta dignitoso nel bar di Milano, dove ci siamo recati per parlare della sua storia.

Vittorio nasce a Roma sessanta anni fa e il padre, dipendente dell'Atac di Roma, lo manda a studiare in una scuola cattolica. Non ama i preti e soprattutto lo studio ma rocambolescamente riesce a diplomarsi in ragioneria. Il piccolo Vittorio è uno sportivo e ama correre, l'atletica leggera è la sua passione; corre sempre, sia dietro una pallone che nei giardini, ama l'aria aperta, la libertà. Apre una bottega da restauratore in una zona centrale di Roma, sistemare i mobili antichi gli piace e gli riesce bene, inizia anche a guadagnare bene. Così alla fine degli anni Settanta conosce una giovane e bella ragazza, siciliana ma residente a Varese; sboccia l'amore, Vittorio non esita un istante a lasciare Roma per trasferirsi a Varese per sposarla.

Nel 1979 nasce il figlio, il matrimonio va a gonfie vele. Marito e moglie lavorano in un ristorante-albergo «guadagnavamo in due tre milioni al mese, puliti, ed erano gli anni Ottanta, vivevamo bene». Fino a quel maledetto inverno in cui Vittorio, rientrando in casa all'improvviso scopre che sua moglie lo sta tradendo con il suo migliore amico. «Erano a letto insieme - mi racconta - ho perso la testa e ho iniziato a urlare. Lui è scappato ed io mi sono fermato».

Si separa, lascia Varese e inizia a girovagare disperato: quella vita che sembrava gli stesse regalando il paradiso e lo stava invece trasportando all'inferno. Una serie di piccoli furti combinati per sopravvivere lo portano nelle patrie galere per qualche tempo; Regina Coeli e Poggioreale diventano le sue due residenze fino a quando scontata la pena cerca di reinserirsi nel mondo del lavoro.

Ma arriva un'altra batosta: i genitori perdono la vita in un incidente stradale. Vittorio allora decide di fare una scelta radicale: diventare un clochard, un senzatetto. «La vita - racconta - improvvisamente ti toglie ogni cosa, spesso tu rinunci alla tua libertà per avere cose che poi ti vengono strappate. Io ho scelto la libertà e null'altro, almeno così nessuno mi può togliere qualcosa».

Vittorio arriva a Milano con il suo inseparabile cane Briciola e sceglie come luogo in cui dormire Piazza Affari perché protetto dalla Polizia e dalle telecamere. Briciola, il suo cane meticcio e con lo sguardo intelligente segue il Menenti e lo controlla con attenzione e con l'affetto di cui a volte solo gli animali sono capaci. «Se qualcuno mi si avvicina Briciola ringhia e attacca: sembra mite ma guai a chi è male intenzionato» racconta.

La prima volta che ha dormito all'aperto era dicembre «un freddo incredibile ed io avevo solo una coperta prestatami da un altro senza fissa dimora». Tutte le mattine alle 5 Vittorio si sveglia, poi verso le 10 inizia a fare «colletta» per lui e per Briciola. «Raccolgo dai venti ai trenta euro al giorno - racconta - mi servono per mangiare e comprarmi la ricarica del telefonino. Si ho un profilo facebook e qualcuno ha fatto una pagina, dove ho più di cinquecento fans». Vittorio è fiero di questa sua vita fatta di cielo, di stelle, di Briciola e di internet: «Io non devo scappare da nessuno: voglio solo vivere di nulla per avere la libertà».

@terzigio