La liposuzione va male: a 39 anni ora è in fin di vita

Durante l'intervento la donna è andata in arresto cardiaco. Se si salverà rischia danni permanenti

Una giovane donna col suo piccolo, umano desiderio di apparire e - soprattutto - sentirsi più bella. Un medico carico di sorrisi e di master in giro per il mondo. Doveva essere un intervento di routine, quello per cui Annamaria, 39 anni, ieri si è presentata a Seregno, vicino Monza, nello studio del dottor Maurizio Cananzi, 58 anni, per una plastica alle natiche: e ora lotta per sopravvivere nel reparto rianimazione dell'ospedale San Gerardo di Monza. La paziente è in coma. Se sopravviverà, il timore è che il prolungato arresto cardiaco abbia causato lesioni cerebrali profonde. Intanto, inevitabilmente, il dramma riapre le polemiche sulla chirurgia plastica low cost, sui rischi a vole drammatici cui si va incontro cercando di coniugare le esigenze estetiche a quelle di portafoglio.

L'intervento - forse una liposuzione, più probabilmente una applicazione di elastici - era in programma da tempo. La signora nel primo pomeriggio si è presentata nello studio di via Stoppani a Seregno, l'ambulatorio dove Cananzi opera. É stata sottoposta ad anestesia locale, e si è sdraiata in posizione prona. È possibile che questo abbia impedito al medico di accorgersi immediatamente che qualcosa non andava. Appena se ne è reso conto, Cananzi ha cercato di intervenire e ha contemporaneamente chiamato il 118. L'ambulanza è intervenuto pochi minuti dopo le 16, il cuore è ripartito e la donna è tornata a respirare ma le sue condizioni sono apparse subito assai critiche. Il primo bollettino medico parla di «quadro attuale di coma post-anossico estremamente grave» e di prognosi riservata.

Nel suo sito internet, Cananzi si presenta come «chirurgo plastico ed estetico», con laurea a Genova, un passato da dentista e a partire dal 1991 una serie di master in chirurgia estetica, ma sul sito ufficiale della Fnom non compare alcuna specializzazione.

Ora è destinato a finire sotto inchiesta per il reato di lesioni colpose gravissime, sperando che la situazione non si aggravi ulteriormente. Si dovrà accertare tra l'altro se fosse presente un anestesista o se l'anestetico (in dose consistente, vista la ampiezza della superficie interessata) sia stato somministrato direttamente da Cananzi.

E il suo caso richiama immediatamente una vicenda dell'aprile scorso, quando una giovane morì in seguito alle infezioni riportate nello studio di Mattia Colli, un chirurgo plastico che operava a pochi passi dal tribunale di Milano.

L'indagine per omicidio colposo a carico di Colli, condotta dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, è prossima alla chiusura, dopo che la consulenza affidata allo studio del dottor Paolo Santanchè, ha individuato una serie di carenze igieniche nello studio di Colli. «La realtà - spiega Santanchè - è che i pazienti vengono lasciati soli, non c'è un controllo pubblico che li aiuti a orientarsi in questo mercato per essere sicuri di venire operati in sicurezza».