L'ipotesi sul tavolo è di allargare il monitoraggio alle acque di Tripoli. Da lì l'Italia rischia l'invasione

Francesco De Palo

Doppia mossa di Bruxelles e Roma in poche ore: l'Ue sigilla definitivamente la rotta balcanica in Grecia, scaricando l'intero flusso di migranti a occidente, quindi a Lampedusa, e Roma spedisce una lettera-bozza in cui ribadisce l'ovvietà che l'Ue deve gestire assieme all'Italia le frontiere esterne. Il primo effetto? Lo stop sugli eurobond imposto dalla Germania, che propone invece una tassa sulla benzina per gestire finanziariamente la crisi dei migranti.

La parola passa ora al Consiglio Affari esteri in corso da ieri a Lussemburgo, presieduto da lady Pesc Federica Mogherini, che prima dell'inizio ha parlato al telefono con il neo premier libico Serraj: dovranno decidere sull'estensione dell'operazione Sophia in acque territoriali libiche. È proprio lì, ad una manciata di miglia nautiche da Lampedusa, che si giocherà la prossima battaglia sui migranti, che hanno già imboccato la rotta del Mediterraneo occidentale. Con, in prima fila, proprio l'Italia a dover gestire in solitario la grande emergenza, come prescritto dall'ormai anacronistico trattato di Dublino che delega il peso maggiore sui paesi di primo approdo.

Nella cena di lavoro di ieri sera a Strasburgo era presente anche l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi, e il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che ha sollevato il tema dell'Afghanistan in preparazione del vertice di Varsavia di luglio.

Mentre in Grecia la linea ferroviaria a Idomeni è stata rioccupata dai rifugiati dopo lo sgombero avvenuto nella mattinata da parte della polizia, è a Tripoli (dove Londra invia 1000 soldati) che si guarda con interesse, in attesa del voto di fiducia sul governo di Serraj sponsorizzato dall'Onu, con l'incognita rappresentata dai seguaci del generale Haftar, che non alzano il pollice verso i nomi del nuovo esecutivo perché considerati troppo vicini ai Fratelli musulmani. È chiaro che in caso vada a buon fine una minima stabilizzazione politica, Bruxelles dovrà quanto prima raggiungere un accordo con la Libia sui migranti, sperando sia sensibilmente migliore di quello ottenuto con Ankara. Interessante a questo punto vedere quale sarà la prospettiva libica rispetto a Serraj, con i due ambasciatori in Italia, Ahmed Safar e Alì Mustafà Rugibani, che questo pomeriggio interverranno ad una conferenza in Senato (per la prima volta assieme) dinanzi ad una pattuglia di imprenditori italiani desiderosi di ricominciare a lavorare.

Che la situazione sia fortemente in fibrillazione è dimostrato dalla fitta agenda di vertici in questa settimana, con il presidente Juncker in visita ufficiale oggi al Consiglio d'Europa di Strasburgo, dove incontra anche il primo ministro turco Ahmet Davotolu, mentre sabato il vicepresidente Timmermans sarà in Turchia insieme al presidente del Consiglio europeo Tusk e alla cancelliera tedesca Merkel. La Grecia, dopo il meeting di una settimana fa dei superpoliziotti di Italia, Albania e Grecia, ospiterà a Salonicco il 21 e 22 aprile i ministri di Tirana, Sofia, Roma e Skopje.

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