L'ira di Passera: stop alla dittatura del premier

RomaItalia unica non è in Parlamento perché è nata dopo le elezioni. Il partito di Corrado Passera non ha nemmeno voluto una campagna acquisti tra deputati e senatori stanchi dei partiti di provenienza, ma da ieri ha aperto un canale di comunicazione con le due camere. Occasione, un appello contro la legge elettorale e la riforma del Senato.

Due tasselli dello stesso piano, secondo il movimento. Un «grave errore istituzionale, politico e legislativo, disegnato sulle esclusive esigenze di un singolo partito», quindi il Pd, «che aspira in maniera esplicita a porsi come partito unico della Nazione».

Per fare questo «si sta procedendo allo stravolgimento di cardini essenziali della nostra» Costituzione «esautorando il Parlamento» e «trasformando in modo surrettizio la nostra Repubblica parlamentare in “Repubblica del premier” senza contrappesi democratici».

L'appello affinché partiti e singoli parlamentari cambino la rotta delle due principali riforme istituzionali del governo di Matteo Renzi si basa su una valutazione totalmente negativa della legge elettorale, perché «umilia la partecipazione e la rappresentanza attraverso l'adozione di meccanismi in grado di regalare a una minoranza partitica il controllo assoluto di tutto: parlamento, governo, presidenza della Repubblica e, a cascata, tutte le altre posizioni istituzionali, a partire dalla Corte Costituzionale».

Colpa del premio di maggioranza fino al 15% alla lista che ha raggiunto il 40% al primo turno, senza che sia previsto «alcun tipo di contrappeso (per esempio maggioranze qualificate per la nomina del presidente della Repubblica). Si tratta di una soluzione che non ha pari in nessun'altra democrazia matura».

Seconda «colpa» delle riforme renziane, «la sostanziale impossibilità peri cittadini di poter scegliere i propri rappresentanti in Parlamento». Deputati e senatori resterebbero nominati, grazie alla provenienza dai consigli regionali per Palazzo Madama e alle liste bloccate per Montecitorio.

Il Senato, poi, non sarà abolito. «Avendo l'ultima parola e non potendo dare la fiducia al governo, il Senato finirà per imporre tempi comunque lunghi di approvazione praticamente su ogni legge. Insomma si trasforma il Senato in una specie di nuovo Cnel, ma solo fintamente consultivo perché la Camera dovrà rivotare con maggioranze qualificate ogni qualvolta Palazzo Madama esprimerà un parere negativo».

Scelte che il governo Renzi ha fatto «a colpi di maggioranza» che non porteranno a nessuno dei risultati sperati. Meno partecipazione, nessun beneficio per la governabilità né riduzione dei costi della politica. «Perciò - conclude Italia Unica - facciamo appello alla sensibilità e all'indipendenza di ciascun parlamentare, alle forze politiche, alle associazioni e ai cittadini italiani, affinché si possa correggere la rotta».