L'Isis esulta per il «Leave» Nel mirino belgi e tedeschi

I siti jihadisti suonano la carica: «Ora la vittoria è vicina». E ordinano: colpire Bruxelles e Berlino

«L' Europa è distrutta!». Lo Stato islamico inneggia alla Brexit e ordina ai suoi di colpire a Bruxelles, «capitale» della Ue, che perde pezzi e a Berlino per «paralizzare» il vecchio continente.

Il risultato del referendum inglese ha scatenato le bandiere nere. Secondo Site, il sito che monitorizza le comunicazioni jihadiste, il Califfato ha celebrato la Brexit come «inizio della disintegrazione dei crociati» e la fine dell'Europa «Stato con superpoteri». Il gruppo terroristico elogia il caos economico scatenato dall'uscita dell'Inghilterra dall'Ue. E attraverso Telegram, un servizio criptato di messaggistica, ha lanciato l'ordine di attacco ai lupi solitari e alle cellule annidate in Occidente. Gli obiettivi prioritari sono Berlino e Bruxelles per «colpire l'Europa in difficoltà con la Brexit». Sui forum e i social media utilizzati da simpatizzanti e miliziani dello Stato islamico il risultato del referendum inglese è visto come una manna dal cielo. «Nel momento in cui i musulmani sono uniti sotto la bandiera del Califfato, l'Europa ha scelto di dividersi e spaccarsi. La vittoria è vicina con l'aiuto di Allah» twitta un adepto del capo supremo Abu Bakr al Baghdadi. «La crescita dello Stato islamico ha portato all'affondamento della Gran Bretagna e al collasso dell'Europa» continua il jihadista.

Sul forum on line al Minbar, uno dei più usati dal Califfato, il titolo è eloquente: «Allah è grande. L'Europa è distrutta». Dozzine di seguaci esultano scambiandosi notizie «sul collasso dei mercati europei», a cominciare dalla Borsa di Milano. «La loro guerra contro lo Stato islamico ha provocato effetti che non si aspettavano, come l'immigrazione che li preoccupa e li divide. E portato al voto (inglese) per uscire dall'Europa» sostiene un sostenitore del Califfo. Un altro jihadista celebra l'atteso «effetto domino» auspicando che la Brexit sia solo l'inizio di un abbandono dell'Unione europea da parte di altri paesi.

In molti sperano che lo Stato islamico «approfitti» della Brexit sostenendo che l'Inghilterra e l'Europa saranno più deboli nella lotta alle bandiere nere in Siria e Iraq. Tutti esultano per le dimissioni del premier inglese David Cameron che come «Rambo» aveva «promesso di distruggere il Califfato», ma è stato disarcionato dal voto degli inglesi contro la Ue.

Lo stesso Cameron mise in guardia lo scorso mese chiedendosi chi avrebbe gioito della Brexit. «Vale la pena porsi la domanda: Chi sarebbe felice se lasceremo l'Ue? - spiegava il primo ministro - Putin potrebbe essere felice, ma ho il sospetto che pure Al Baghdadi sarebbe felice».

Gli obiettivi indicati dalle bandiere per indebolire ancor più il vecchio continente sono il Belgio e la Germania. Bruxelles, dopo gli attacchi suicidi di marzo, è sempre nel mirino dei terroristi. All'inizio di giugno sono stati arrestati 12 sospetti. La magistratura ha confermato le accuse per tre presunti terroristi. Samir C., Moustapha B. e Jawad B. erano pronti ad agire rispondendo a un ordine «di intervento immediato». L'obiettivo avrebbe potuto essere uno dei raduni in piazza per assistere alle partite degli europei sui maxi-schermi.

Dopo gli attacchi di Bruxelles la propaganda dello Stato islamico si è concentrata sulla Germania. Video sanguinari e con visioni apocalittiche si appellano ai mujhaheddin per attaccare la Cancelleria a Berlino mostrando l'edificio governativo in fiamme con un carro armato delle bandiere nere che avanza. Altri obiettivi indicati nel video sono la città di Colonia e l'aeroporto di Francoforte. Le immagini del terrore si mescolano a quelle dei Tornado tedeschi impegnati in Siria, che secondo lo Stato islamico bombarderebbero i bambini.

L'antiterrorismo tedesco ha una lista di 1.100 potenziali jihadisti, che crescono in mezzo agli 8.650 estremisti dell'Islam salafita. Gli immigrati sono un serbatoio di reclutamento, che ha già registrato 300 tentativi sospetti di radicalizzazione. Dei 760 tedeschi, che si sono arruolati nella guerra santa in Siria e Iraq, 150 sono tornati a casa lo scorso anno. Solo per gli Europei di calcio, il ministro dell'interno Thomas de Maiziere ha fatto mettere sotto controllo 500 potenziali attentatori.