Ma è l'islam che alza muri culturali

L'altro giorno, imboccando Via Indipendenza a Bologna, a due passi dalla statua del Nettuno, sono rimasto bloccato anche psicologicamente dalla barriera antisfondamento appena allestita per cercare di fermare eventuali raid di qualche kamikaze verso Piazza Maggiore. Mossa opportuna e saggia perché nella Basilica di San Petronio, a poca distanza da lì, c'è un affresco di Maometto tra le fiamme dell'Inferno che quelli dell'Isis vorrebbero certamente bruciare. Al di là della necessaria prudenza delle autorità competenti, mi sono, però, anche chiesto dove andremo mai finire: al massimo, ai tempi del Sessantotto studentesco, in quella stessa via Indipendenza si erano viste le barriere umane delle forze dell'ordine che sbarravano la strada ai contestatori. E adesso? Di questo passo, finiremo per vedere sorgere nel centro della città tanti muri di Berlino che, nel nome della sicurezza, bloccano la circolazione.

È inutile far finta di nulla. A parte i nostri connazionali già uccisi negli attentati all'estero, il nemico l'abbiamo, purtroppo, anche in casa. Parliamoci francamente: finora ci siamo sempre illusi di essere una specie di porto franco sul fronte degli attentati terroristici. Abbiamo, infatti, potuto contare su certi precedenti che risalgono agli anni Settanta, per non parlare del Ventennio di Mussolini, con l'accordo segreto tra il governo Moro e l'Olp, tramite il colonnello del Sismi Stefano Giovannone, che sancì il rapporto privilegiato tra l'Italia e i palestinesi. A tenerci fuori dalla tempesta, è, poi, servita la nostra apertura al mondo arabo di fronte alla chiusura dei partner europei: lo dimostra l'emergenza-immigrati che è, ormai, ricaduta tutta sulle nostre spalle. Ad allontanare la minaccia che incombe sono pure serviti i ramoscelli d'ulivo lanciati da Papa Francesco - che ha insistito sul concetto di «noi fratelli» andando in primavera persino in Egitto -, così come l' indubbia efficienza del nostro Antiterrorismo.

Ma adesso, davvero, non possiamo più illuderci: le barriere antisfondamento serviranno a ben poco se continueranno ad esserci anche muri di incompatibilità culturale così forti tra i due mondi. Provate a farci caso. All'indomani di ogni strage terroristica, in Europa si continuano a ripetere le stesse scene angoscianti: dolore infinito, commozione generale, allarme rosso e tanti proclami «adesso basta!». Normalmente, lo stato d'emergenza psicologico dura, però, solo una settimana perché, poi - la vita continua - si ritorna al solito tran-tran quotidiano: ma fino a quando? Scriveva la Fallaci: «L'Islam e il Corano, cari miei. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i diritti umani. È incompatibile col concetto di civiltà». Oriana sarà anche stata profetica, ma le ultime stragi stanno, comunque, a dimostrare che il muro contro muro e l'incompatibilità culturale si riveleranno sempre più un «boomerang»: lo steccato finirà, così, per diventare una specie di infinito «vallo Adriano» senza più frontiere.