L'ITALIA CHE FRANA

Solidarietà per quei commercianti «cornuti e mazziati». Anzi, «alluvionati e mazziati». Che è anche peggio. Perché le corna uno può meritarsele, ma gli alluvioni no: quelli ti piovono dal cielo, infangandoti l'anima. All'operazione «mazziatura» invece provvede sempre lo Stato. Come? Appioppando multe perfino ai negozianti «colpevoli» di voler svendere la merce salvata dall'esondazione che per l'ennesima volta ha messo sott'acqua il capoluogo ligure.

Ma questa del commerciante multato causa «saldi alluvionali» è storia vera o leggenda metropolitana?

Ieri il sito Dagospia ha pubblicato la seguente lettera: «Caro Dago, per la quinta volta il negozio di mia moglie è finito sott'acqua (è quello della foto). E pensa che tre anni fa, stessa situazione, lei si era messa a vendere la merce alluvionata a prezzi scontati per cercare di recuperare un minimo di costi. Fu multata: non si possono fare i saldi fuori periodo. Questa è l'Italia».

Il Giornale ha verificato la notizia, scoprendo che è tutto vero. Il negozio esiste, così come la multa. Inoltre, da un ulteriore controllo presso gli uffici genovesi dell'Ascom (Associazione del Commercio), è venuto fuori che dal 2011 (anno della precedente devastante alluvione) ad oggi sono state decine i commercianti multati per aver tentato di disfarsi a prezzi ribassati della merce depositata nei magazzini inondati dalla rottura degli argini del torrente Bisagno.

Del resto la legge regionale sul commercio parla chiaro: nei 40 giorni antecedenti l'inizio dei saldi di fine stagione, è proibita qualsiasi vendita promozionale, «inclusi la liquidazione e «lo sgombero per calamità naturali, come l'alluvione». Follie della burocrazia. Che però non è un moloch piombato da un altro pianeta, ma un mostro creato dagli uomini. Dai politici, in particolare. E così, anche oggi si ripropone per le migliaia di commercianti vittime dell'alluvione lo spauracchio-multe, esattamente come accade all'indomani dell'apocalisse del 4 novembre di tre anni fa, quando i negozianti che cercano di svuotare i magazzini dalla merce danneggiata, vennero dichiarati «fuorilegge» e quindi «soggetti contravvenzionabili» da parte dei vigili urbani dell'Annona o dalla Guardia di Finanza.

A prevalere non è mai il buonsenso: quindi le multe fioccarono nonostante le pagine dei registri fiscali dei negozi fossero ancora imbrattate dalla melma. I media danno voce all'indignazione dei commercianti «alluvionati e mazziati», ma ciò non basta a bloccare la pazzia del rischio-multe. «Voglio proprio vedere con che coraggio ci chiederete di pagare mille euro di ammenda», scrivono al Comune i 14 negozianti del Sottopasso Cadorna. A mettere sul chi vive i commerciante è sempre l'Ascom, denunciando pubblicamente il paradosso di una legge che costringe chi ha subìto danni per centinaia di migliaia di euro anche a non può vendere a prezzi stracciati. Come dire: a metterti in ginocchio ha pensato l'alluvione, ma io (Stato) ti nego perfino la possibilità di rimetterti in piedi. «No - è sempre lo «Stato» che «parla» -, per risollevarti dai danni dell'apocalisse non puoi fare il tuo lavoro, non puoi vendere a prezzi di realizzo... potrai farlo solo quando scatterà la “stagione ufficiale dei saldi“». Poco importa se, nel frattempo, sei bello e fallito.

L'ex assessore comunale al Commercio, Gianni Vassallo aveva promesso che «si sarebbe trovato il modo per evitare questa beffa». «Un conto sono le vendite promozionali - disse -, altra cosa sono le svendite per calamità».

Intanto i negozianti continuano a sguazzare nel fango, compreso il fango della burocrazia. La zona compresa tra via XX Settembre, via Fiasella, Brignole, Fiume, Brigata Liguria e piazza della Vittoria è tutto un gracchiare di pale che raschiamo l'asfalto che ha il colore marrone della disperazione. Le saracinesche sono tutte alzate. I commercianti più eroici sono già in grado di tornare a vendere.

Se qui oggi arrivassero i vigili col blocchetto delle multe, la pale serviranno a ben altro che a ripulire i magazzini dal fango...