L'Italia fa la voce grossa Ma dagli alleati europei ottiene solo un «tavolo»

A Varsavia l'unico risultato è una revisione di Triton. Brunetta (Fi): «È una presa in giro»

L' obiettivo, quello della regionalizzazione dei soccorsi, cioè la possibilità di condividere con altri paesi Ue l'accoglienza nei propri porti dei migranti recuperati nel Mediterraneo, era piuttosto ambizioso. L'Italia era andata al vertice di Varsavia, dove ha sede Frontex, decisa a chiedere agli altri Paesi la rinegoziazione dell'operazione Triton, che prevede lo sbarco dei profughi solo nei nostri porti, ed è riuscita a ottenere un'apertura alla revisione della missione.

Solo parole? Si vedrà. Di certo nessuno Stato membro ha offerto i suoi approdi, com'era prevedibile, ma è stato stabilito che Frontex affiderà a un gruppo di lavoro, che verrà costituto immediatamente, l'incarico di mettere a punto un nuovo piano operativo per la missione Triton che poi verrà sottoposto agli Stati partecipanti. È questo il principale risultato della riunione di ieri del Consiglio di gestione dell'Agenzia Ue per il controllo dei confini esterni. E il Viminale, che era arrivato a minacciare l'uscita da Triton se non avesse ottenuto la disponibilità di dividere il peso dell'emergenza con gli altri partner europei, lo considera comunque un successo. «Risultato del vertice? Un altro ennesimo e inutile rinvio - commenta il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta - Una presa in giro per l'Italia e gli italiani. Minniti silente, Gentiloni assente. L'emergenza per i prossimi mesi estivi resta tutta sulle nostre spalle».

È stato il prefetto Giovanni Pinto a prendere parte all'incontro al posto del ministro Marco Minniti. Pinto ha rappresentato la necessità per l'Italia, in caso di flussi massicci di migranti, di sbarcarli nei porti di altri Paesi e il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, ha chiesto ai Paesi Ue di «rispettare i loro impegni di rafforzare l'operazione Triton». Tutti i partecipanti hanno riconosciuto che l'Italia sta affrontando una pressione straordinaria e che ha bisogno di un sostegno aggiuntivo dall'Europa e da Frontex. Il gruppo di lavoro, adesso, dovrà individuare gli interventi necessari per far fronte alle nuove esigenze, tenendo conto delle decisioni già prese a livello politico, rinviando così alle conclusioni del vertice di Tallin, dove Francia e Spagna avevano negato l'apertura dei loro porti alle navi delle Ong. Allo stesso tavolo verrà sottoposto il codice di condotta delle Ong che l'Italia sta elaborando, per verificare quanto le nuove regole andrebbero a impattare sulle attività di Frontex. L'agenzia si è impegnata ad aumentare la propria presenza negli hotspot per accelerare le pratiche di identificazione dei migranti ospitati e la gestione delle richieste di asilo. È stato garantito anche un maggiore impegno nella lotta contro lo sfruttamento dei profughi e un sostegno più incisivo nei rimpatri.

Domani Minniti volerà in Libia per discutere con le autorità locali le strategie di contrasto all'immigrazione clandestina. Oltre ai sindaci delle regioni da cui partono la maggior parte dei barconi diretti verso l'Italia, il ministro incontrerà il capo del consiglio presidenziale libico, Fajez al-Serraj, e il suo omologo Aref al-Koja. Si discuterà di come coinvolgere le istituzioni locali in un'azione di contrasto ai trafficanti, offrendo delle soluzioni che producano un'economia alternativa e lecita a quella alimentata dai viaggi della speranza. È un progetto su cui il Viminale sta lavorando da tempo, basato sugli aiuti a queste aree, che la Ue si è mostrata disponibile a sostenere.