L'Italia piange Fabrizia «Costretta a partire per cercare un lavoro»

L'omelia del vescovo di Sulmona ai funerali Rabbia e applausi per l'addio alla giovane

Luigi Guelpa

Hanno dato una lezione di educazione e di dignità ieri mattina i genitori di Fabrizia Di Lorenzo, la giovane che figura tra le 12 vittime del terribile attentato di lunedì scorso a Berlino. Sguardi vitrei, quelli di mamma Giovanna, papà Gaetano e del fratello Gerardo, ma attenti e composti, occhi rossi e congestionati, che però non avevano più lacrime da versare dopo speranze e attesa spazzate via giovedì mattina dallo scarno comunicato compilato dalla magistratura tedesca. Anche se nei giorni che hanno preceduto la terrificante conferma, Gaetano Di Lorenzo appariva rassegnato, trincerato dietro a quel «non ci illudiamo», che era diventato una sorta di mantra doloroso. Sabato la salma di Fabrizia è rientrata in Italia all'aeroporto di Ciampino, con l'immagine cristallizzata della madre che ha deposto sul feretro della figlia una rosa bianca.

Ieri Sulmona ha salutato per l'ultima volta la 31enne trucidata nella mattanza perpetrata dal tunisino Anis Amri, poi annientato venerdì da due agenti di polizia a Sesto San Giovanni. Ai funerali di Fabrizia hanno preso parte tra gli altri il presidente Sergio Mattarella, giunto in elicottero, e il ministro degli Interni Marco Minniti. Alla cerimonia funebre ha partecipato soprattutto la comunità abruzzese, che ha iniziato a raccogliersi nei pressi del sagrato della cattedrale di San Panfilo fin dalle 7 di ieri, negli stessi minuti in cui le forze dell'ordine transennavano, chiudevano spazi, bonificano l'area, vietando l'accesso a telecamere e fotografi.

«Fabrizia Di Lorenzo come un angelo con le ali aperte: lei che amava la vita con tanti ideali e molti valori, ha dovuto lasciare questa terra che non riesce a dare speranza a questi giovani per il lavoro» ha ricordato nell'omelia il vescovo della diocesi di Sulmona Angelo Spina. «Di fronte al mistero della morte la nostra ragione si ferma» ha proseguito. Poi, rivolgendosi alla ragazza, monsignor Spina ha chiesto di donare «conforto ai tuoi genitori, guarda i giovani e questa nostra terra. Prega per loro e fa loro capire quando è prezioso il dono della vita affinché tutti diventino ambasciatori di pace».

Al termine della cerimonia, e con lo struggente abbraccio di Mattarella ai genitori, il feretro è stato portato fuori, preceduto dalla corona di fiori del presidente della Repubblica trasportata da due corazzieri in alta uniforme. E un applauso è partito dalla folla, così come c'era stato all'inizio, alle 11,20, all'arrivo della salma in chiesa. I rintocchi a morto delle campane della cattedrale sono stati tanti colpi allo stomaco, e hanno di sicuro avuto l'efficacia di scuotere le coscienze di fronte alla minaccia palpabile e sempre più feroce costituita dal terrorismo di matrice jihadista. Un terrorismo che ancora una volta non ha colpito in Italia, ma l'Italia.

Ad oggi infatti sono almeno 61 le vittime accertate, colpite vigliaccamente all'estero, sul posto di lavoro o durante una vacanza. Troppe per non affermare che anche il nostro Paese, dall'attentato alle Torri Gemelle ai tragici fatti di Berlino, sta vivendo il suo Bataclan o la sua Nizza. Pensieri per un momento spazzati via dall'ultimo forte applauso della folla quando il carro funebre si è mosso per il viaggio finale di Fabrizia verso il cimitero di Sulmona, per la tumulazione con cerimonia privata. Tutto questo mentre il Comune di Contursi Terme (Salerno), paese natale di Antonio Di Lorenzo, nonno della vittima, le intitolerà una strada. La prima di una serie di iniziative per mantenere vivo il ricordo della giovane.