L'Italia piange il suo Antonio, quarta vittima di Strasburgo

I 229 inquirenti studiano i legami di Cherif Chekatt con la Germania. Ricercato un altro fratello in Algeria

Il nome di Antonio Megalizzi si aggiunge alle altre tre vittime dell'attentato di martedì sera a Strasburgo. Dopo una prima vaga comunicazione della procura, la conferma che si trattava del giornalista italiano è arrivata anche dal premier Giuseppe Conte: «Era un appassionato d'Europa, ci dobbiamo unire tutti nel dolore per questa grave perdita». Una quinta persona resta in «morte cerebrale». Ma come dice il sindaco Roland Ries, «Strasburgo si è liberata dalla sua spada di Damocle».

L'attentatore 29enne Chérif Chekatt è stato ucciso giovedì sera alle 21 nel quartiere di Neudorf, a meno di tre chilometri dal luogo della strage e vicinissimo alla zona dei primi blitz. Non si era mosso dopo la fuga in taxi, in cui ha risparmiato la vita al conducente perché musulmano osservante. Si cercano eventuali complici. Connessioni dirette o indirette con lo Stato islamico dopo la rivendicazione dell'Isis che ha definito Chekatt (post mortem) un «soldato che ha risposto alla chiamata di colpire i cittadini della coalizione internazionale»; affermazione «totalmente opportunistica» secondo il ministro dell'Interno francese Christophe Castaner.

L'indagine di Parigi prosegue a pieno ritmo: 224 inquirenti al lavoro. La procura tedesca indaga anche su possibili connessioni con la Germania da cui nei giorni scorsi era arrivata una telefonata al cellulare di Chekatt, che non aveva risposto. Secondo Castaner, «ha nutrito il male dentro di sé e quasi certamente ha agito da solo».

Quel «quasi» preoccupa al punto che ieri si è arrivati a emettere un mandato d'arresto per un altro fratello di Chekatt, in Algeria. Sami, 34 anni; anche lui Fiche S, cioè considerato pericoloso dalle autorità francesi per la sicurezza della Repubblica, è ricercato per «associazione a delinquere con finalità terroristica». Era partito prima dell'attacco di Cherif ai mercatini e la procura vuol capire se abbia contribuito.

Gli altri quattro membri della famiglia sono stati di nuovo interrogati: madre, padre e soprattutto i due fratelli di stanza a Strasburgo; poi un ex compagno di cella (uno dei tanti che l'hanno visto entrare e uscire dal carcere negli ultimi dieci anni). Altri «due uomini della sua cerchia» sono stati arrestati la notte del blitz risolutivo, spiega il procuratore Rémy Heitz, impegnato a «identificare eventuali complici o coautori che possano averlo aiutato o incoraggiato nella preparazione del suo attacco». Sette fermi in tutto.

La capitale del Natale prova intanto a riprendersi la sua immagine. Il mercatino ha riaperto ieri alla presenza del ministro dell'Interno Castaner: «Sicurezza garantita, torna la serenità». In serata è arrivato anche Emmanuel Macron. Marsigliese intonata a Place Kléber. Niente banda, solo voce ed emozione e un rosa bianca poggiata a terra. «Grazie per il vostro impegno», il presidente francese saluta uno per uno i protagonisti delle operazioni. Peraltro non sono state le forze speciali a uccidere il presunto responsabile dell'attentato, ma tre îlotier, la polizia di prossimità che aveva raccolto segnalazioni dei residenti nella zona sud di Strasburgo. Fondamentali per individuarlo: è una donna ad aver visto Chekatt ferito.

La triste notizia della morte dell'italiano di 29 anni - dal primo istante in terapia intensiva a causa della pallottola sparata da Chekatt conficcatasi vicino alla spina dorsale, rendendolo inoperabile - ha spinto infine l'Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige a consegnare alla famiglia il tesserino d'iscrizione all'albo. Il cordoglio arriva dalle massime istituzioni italiane. Mentre quattro dei 12 feriti nell'attacco combattono ancora tra la vita e la morte.

Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Sab, 15/12/2018 - 10:39

Si ha l'impressione che gli Italiani non sappiano nulla di cosa sia effettivamente l'Islam. Lo stesso Papa argentino, comunista e profondamente ignorante (sta distruggendo le Chiesa di Cristo), è arrivato a dichiarare che Cristianesimo ed Islam sono due "religioni sorelle"! La realtà é che la penisola italiana é una strada fondamentale per avviare in Europa milioni di africani sbandati, ma "mussulmani". Un'invasione che è stata tentata per secoli, anche con qualche buon risultato, come avvenne in Sicilia, in Spagna e in Turchia, dove permane. Probabilmente a ciò si deve che in Italia, malgrado l’invasione in corso, non si siano verificati episodi eclatanti, anzi ricordiamo il caso in cui furono essi vittime di un pazzo "fascista". Negli ultimi anni abbiamo “incamerato” oltre 600mila islamici, pare che i musulmani siano vari milioni. Sono vecchio, ma non lascio ai posteri l’arduo giudizio.