Litiga con il marito e massacra i bimbi: "In casa un mattatoio"

Ferisce l'uomo poi uccide il maschietto di 9 anni e la femmina di 3. La sorellina è gravissima

I sopralluoghi nella casa della famiglia marocchina

RomaI soccorritori si sono trovati davanti una scena raccapricciante, un mattatoio: i cadaveri di due fratellini sul pavimento massacrati con un'arma da taglio, forse con una mannaia, quello della loro mamma riverso in una pozza di sangue nella vasca da bagno e il corpo di una terza sorellina agonizzante in un'altra stanza. E il papà rintracciato dagli investigatori in ospedale, a pochi metri dal luogo della tragedia, dove era ricoverato dalle quattro di lunedì mattina con una profonda coltellata al fegato.

Una tragedia familiare dai contorni ancora da definire, quella che si è consumata la scorsa notte a Roma in via Carlo Felice, a San Giovanni, in un edificio occupato da famiglie di immigrati. Le vittime erano tutte di origine marocchina, in Italia da molti anni. Per i vicini era una famiglia normalissima, moderna, senza particolari fanatismi religiosi. La mattanza è stata scoperta nel primo pomeriggio di ieri, ma i bambini sarebbero stati uccisi alle prime luci del mattino. Nelle stanze dove sono stati trovati i corpicini, un maschio e una femmina di 9 e 3 anni, c'era sangue ovunque. La donna, invece, Khadija El Fatkhani, 42 anni, è stata trovata in bagno dove si è impiccata con una cinta allo scaldabagno. C'era tanto sangue anche lì, perché la cinta con il peso del corpo le ha provocato una profonda ferita al collo e poi ha ceduto. Per questo il cadavere era nella vasca. La terza sorellina, di 4 anni, respirava ancora quando l'hanno trovata ed è stata trasportata in condizioni critiche all'ospedale San Giovanni dove è stata operata a trachea e esofago. Qualche piano più sopra, nella stessa struttura sanitaria, è ricoverato il suo papà, Idris Jeddou. In ospedale l'uomo c'è andato con i suoi piedi, prima dell'alba, spiegando ai medici di essere stato ferito nel corso di un tentativo di rapina sotto casa. Una versione che ha retto fin quando la sua famiglia non è stata trovata sterminata dopo che lui stesso, in mattinata, appena uscito dalla sala operatoria, non riuscendo a mettersi in contatto con la moglie, aveva chiamato un amico chiedendogli di andare a casa sua a vedere cosa fosse accaduto. Per gli investigatori, che ieri lo hanno interrogato, l'ipotesi più accreditata è quella di una lite familiare: la marocchina domenica sera avrebbe accoltellato all'addome il marito, il quale sarebbe poi andato in ospedale per farsi medicare raccontando dell'aggressione per coprirla. Rimasta sola in casa la donna avrebbe sfogato la sua rabbia sui tre figli, forse in preda ad un raptus, colpendoli a ripetizione con una mannaia. L'arma è stata trovata insanguinata in cucina, mentre un coltello, anch'esso sporco di sangue, è stato sequestrato in bagno. Dopo Khadija si è suicidata.

Ora l'uomo si dispera dal suo letto d'ospedale. «Non potevo sapere che sarebbe finita così», ripete distrutto agli infermieri. Agli agenti che brevemente lo hanno ascoltato ha confermato che domenica sera stava litigando con la moglie: «Litigavamo, poi lei mi ha colpito e io ho raccontato la storia della rapina per non metterla nei guai. La ferita sanguinava e il sangue non si fermava e allora sono venuto qui. Ma se avessi saputo....».

Commenti

mbotawy'

Mar, 28/10/2014 - 14:11

Governo Renzi,un commento a riguardo per favore.Qui siamo in Italia non in Africa.

Anonimo (non verificato)