L'Ucraina critica il viaggio del Cav in Crimea. Tajani: «È stato un gesto contro il terrorismo»

Roma«Noi vogliamo un Senato elettivo e il premio di coalizione: se Renzi non accoglie le nostre richieste faccia pure da solo, noi voteremo convintamente no». La linea di Forza Italia non cambia: nessuna mediazione, nessun ritorno al passato, nessuna apertura «last minute». D'altra parte il premier non sembra affatto intenzionato a realizzare correzioni di rotta. «A parte il fatto che i numeri sembrano non esserci, è proprio la modalità della prova di forza che lascia perplessi» sottolinea Deborah Bergamini.

Lo stesso Silvio Berlusconi nelle ore decisive della trattativa interna al Pd non ha convocato alcun vertice e si è occupato di altro, visto che non ci sono fatti nuovi da analizzare. Il numero uno azzurro continua a guardare con attenzione alla situazione interna a Ncd, ma non vuole forzare la mano. Nessuna campagna acquisti, insomma, nella consapevolezza che le scissioni, se ci saranno, arriveranno in maniera naturale. Il presidente di Forza Italia non si illude troppo sulla possibilità di far cadere Renzi. Anche perché, spiegano da Fi, se davvero la minoranza Dem tenesse duro, allora Renzi probabilmente metterebbe in campo un «piano B»: una richiesta di fiducia avente come presupposto l'approvazione delle riforme.

In ogni caso Berlusconi è convinto che alla fine il premier la spunterà a Palazzo Madama, con i dissidenti che si attesteranno attorno a quota 12-13. Anche se l'idea di una maggioranza all'insegna del «tutti contro tutti» non sembra il miglior viatico per il proseguo della legislatura. Sulla tenuta di Forza Italia c'è ottimismo. C'è chi dice che alla prova dei fatti potrebbero esserci 3-4 assenze utili ad abbassare il quorum, ma Paolo Romani lavora per serrare i ranghi. Il presidente dei senatori di Fi ostenta ottimismo: «Ho l'impressione che il nostro voto negativo al ddl Boschi sarà condiviso da molti altri senatori, anche della presunta maggioranza». Sullo sfondo Berlusconi incassa la «condanna» dell'Ucraina per la recente visita in Crimea insieme a Putin in quanto «viola le norme ucraine sull'ingresso nel territorio temporaneamente occupato» (la Crimea con un referendum nel 2014 ha scelto di tornare sotto le insegne russe). La replica è affidata ad Antonio Tajani. «Sbaglia il governo ucraino ad interpretare il viaggio in chiave burocratica. La visita aveva un obiettivo nobile e di alto livello politico: contribuire a dar vita ad una coalizione internazionale contro il terrorismo fondamentalista che comprenda Ue, Usa, Federazione russa, Paesi Arabi e magari anche la Cina». Sullo sfondo si continua a ragionare sulle alleanze e il responsabile economico di «Noi con Salvini», Armando Siri fa capire che quello delle «famiglie europee» non sarà uno scoglio insormontabile. «Berlusconi sa bene che in Europa chi ha voluto la sua testa è stata proprio la Merkel. La questione dell'appartenenza politica viene dopo gli interessi di salvaguardia del Paese. Se quelli di Italia e Germania risultano diversi la conseguenza sarà una differenziazione delle posizioni anche all'interno dello stesso gruppo politico».