L'Ue scopre l'anomalia Italia: più regole per i pm in politica

Il Consiglio d'Europa contro i magistrati che scendono in campo: «Effetti dannosi sul sistema giudiziario»

Ci rivedremo fra diciotto mesi, dicono gli esperti dell'organo di controllo contro la corruzione del Consiglio d'Europa (Greco) che hanno stilato le dodici raccomandazioni sul «sistema Italia». Il prossimo anno si ritroveranno per vedere quanto è stato fatto nel nostro Paese su alcuni temi «caldi» come la gestione dell'ordinamento giudiziario e il conflitto d'interessi dei parlamentari.

Insomma entro la metà del prossimo anno - è l'augurio/monito dei membri del Greco - si potrà constatare quanto sarà stato fatto per rendere il sistema politico italiano più autorevole e le regole per l'accesso alla vita politica stessa più cristalline. Soprattutto - si legge proprio all'inizio del documento - «l'Italia dovrà adottare chiare e applicabili regole» per rendere la verifica della «ineleggibilità/incompatibilità» più semplice e tempestiva.

Il testo finisce per essere una disamina profonda e vasta sul sistema politico e sul suo rapporto con il complesso (per usare un eufemismo) sistema di norme che lo regola. Dove c'è posto anche per plausi (come quello rivolto al ruolo sempre crescente dell'Anac, l'Authority anticorruzione guidata da Raffaele Cantone). Dove però più numerose sono le bacchettate. Come quelle rivolte all'attività politica dei magistrati. Si dovrebbe porre fine, dice una delle dodici raccomandazioni, alla possibilità per i magistrati di assumere una carica all'interno di un'amministrazione locale senza per questo dover rinunciare alla carica di giudice.

Più generalmente è tutta la questione dell'attività politica dei magistrati che dovrebbe essere affrontata, in tutti i suoi aspetti legislativi. La raccomandazione sa di «censura» visto che arriva a parlare di «effetti dannosi» che ogni politicizzazione della professione di magistrato rischia di avere sull'indipendenza del sistema giudiziario nel suo complesso. In buona sostanza l'Europa chiede all'Italia, e segnatamente al potere legislativo, di inserire nel diritto in maniera inequivocabile l'incompatibilità dell'esercizio simultaneo della funzione di magistrato e quella di membro di un governo locale (Comune o Regione). La «cornice legale italiana - si legge più avanti - presenta chiaramente numerose lacune e inconsistenze, che sollevano interrogativi dal punto di vista della separazione dei poteri e sulla necessaria indipendenza e imparzialità della magistratura». Aggiungendo, fra l'altro, più controlli patrimoniali sui singoli togati e un'assegnazione dei casi meno arbitraria («l'assegnazione dei casi, come pure i meccanismi per risolvere potenziali conflitti all'interno degli uffici dovrebbero essere guidati da criteri rigidi»). Chiedendo, tra l'altro, al Consiglio superiore della magistratura un ruolo più incisivo di supervisione sui programmi organizzativi delle Procure per ottenere una gestione più trasparente.

L'organo di controllo del Consiglio d'Europa delegato a monitorare e prevenire la corruzione poi, pur apprezzando la recente adozione da parte della Camera dei deputati di un Codice di condotta e della disciplina delle attività di lobbying, ritiene che dovrebbero essere compiuti «ulteriori sforzi» per garantire il rispetto di tali disposizioni, con norme più severe. Si consiglia tra l'altro di «mettere in piedi un robusto sistema di restrizioni per quanto riguarda i regali, le spese di soggiorno, e altri benefit per i parlamentari».