L'ultima di Di Maio: "Il testo sul condono è stato manipolato"

"Ritoccato prima dell'invio al Colle". Che però smentisce: "Mai arrivato". E Conte ferma tutto

Complotto! Il vicepremier Luigi Di Maio ieri sera a Porta a porta ha denunciato l'ennesima congiura contro i Cinque stelle. Questa volta, però, si tratta del decreto fiscale e le conseguenze non saranno minime perché il leader pentastellato ha messo per l'ennesima volta in discussione il Tesoro, il Quirinale e, per certi versi, anche l'alleato leghista. «Nel testo che è arrivato al Quirinale c'è lo scudo fiscale per i capitali all'estero. E c'è la non punibilità per chi evade. Noi non scudiamo capitali di corrotti e di mafiosi. E non era questo il testo uscito dal Consiglio dei ministri», ha detto Di Maio. «Non so se sia una manina politica o una manina tecnica, in ogni caso domattina (stamattina; ndr) si deposita subito una denuncia alla Procura della Repubblica perché non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato!». Interpellato su una possibile responsabilità del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, il vicepremier s'è schermito. «Non mi permetterei mai, vedremo dopo la denuncia», ha concluso. Poi la risposta ufficiale: «Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati, stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti fra cittadini ed Equitalia».

Accuse gravissime che hanno determinato l'immediata replica della Presidenza della Repubblica. «Il testo del decreto legge in materia fiscale per la firma del Presidente della Repubblica non è ancora pervenuto al Quirinale», si legge in una nota che esclude qualsiasi intervento del Colle.

«Ai miei uffici è stato riferito che il testo era giunto al Quirinale. Se non è ancora arrivato, allora basterà lo stralcio di quella parte e non sarà nemmeno necessario riunire il Consiglio», ha ribattuto Di Maio. Fonti grilline fanno trasparire che i sospetti del vicepremier sulla «manipolazione» del decreto si concentrano sui tecnici del Tesoro. E da Bruxelles arriva anche la sponda del premier Giuseppe Conte che, avvertito delle criticità, ha bloccato l'invio ufficiale del testo al Quirinale: prima il premier intende rivedere personalmente il testo articolo per articolo.

Ma perché Di Maio s'è così inalberato? Perché la presentazione della dichiarazione integrativa entro il 31 maggio 2019 esclude l'incriminazione per riciclaggio e autoriciclaggio in relazione all'evasione. Si tratta di reati che prevedono la reclusione da 2 a 8 anni e non è un caso che la seconda voluntary sia stata un flop in quanto non corredata di «scudo penale». È prevista la reclusione fino a 6 anni solo se si sfrutta la sanatoria per far emergere somme provenienti da reati non inclusi nel novero (ad esempio usura, traffico di droga, estorsione, ecc.). Il tetto di 100mila euro sull'integrazione degli imponibili (non oltre il 30% di quanto già dichiarato), secondo l'ultima bozza circolata, varrà per singola imposta da sanare e per periodo d'imposta (dal 2013 al 2016). Non solo Irpef, Irap e contributi previdenziali, ma anche Iva e attività detenute all'estero, cioè cinque ambiti fiscali per cinque anni per un totale di 2,5 milioni di euro. A questo si aggiunge lo stralcio delle cartelle sotto i 1.000 euro e la rottamazione delle liti pendenti (20% per la vittoria in secondo grado e 50% in primo grado) Insomma, è un condono tombale anche perché bisogna allargare le maglie se si vogliono recuperare gli 11 miliardi di maggiori entrate cifrati nel decreto. Sono anche previsti «condoni» anche sulle imposte di consumo sulle sigarette elettroniche (aliquota al 5%) nonché sull'Irap e sull'Ires non versate dalle società sportive dilettantistiche.