L'ultima sul pilota: aveva istinti suicidi

Era in terapia prima del brevetto, aveva già tentato di togliersi la vita. Ma il vero pazzo è chi lo ha promosso

Andreas Lubitz aveva tentato in passato di togliersi la vita. É davvero imbarazzante quello che sta emergendo dalle indagini degli inquirenti sul copilota della Germanwings che una settimana fa ha dirottato l'A320 provocando 150 vittime. Con il trascorrere delle ore vengono alla luce elementi sempre più inquietanti che convergono in una sola domanda: come è stato possibile affidare in questi mesi la sorte di migliaia di passeggeri a un uomo gravemente malato? Se lo domanda anche il portavoce della Procura di Dusseldorf, Christoph Kumpa, che ieri ha riferito che Lubitz «prima di ottenere il brevetto di volo, era stato sottoposto a sedute di psicoterapia per un tentativo di suicidio». Non ci sono prove al momento che abbia annunciato le proprie intenzioni di schiantarsi con l'aereo sulle Alpi francesi «e non abbiamo trovato lettere che contengano una sua confessione».

Il trattamento psicoterapeutico si era comunque concluso prima dell'inizio del percorso che ha portato Lubitz a ottenere la licenza di volo professionale. Questo però non significa che il compimento del trattamento sia coinciso con la guarigione. Ci sono due testimoni che con le loro dichiarazioni sostengono l'esatto opposto, la fidanzata Kathrin Goldbach, insegnante di matematica e inglese alla Gesamtschule Kaiserplatz di Krefeld, condotta sabato dagli inquirenti in un luogo sicuro nei pressi di Marsiglia, e il titolare della pizzeria Vulcano, Habibalah Hassani, che aveva notato qualcosa di sospetto negli atteggiamenti «di quel giovane all'apparenza riservato che veniva a cena almeno due volte la settimana da me e che mi sottoponeva a continue domande sugli ingredienti di ogni pizza o portata che gli servivo al tavolo. Come se temesse di essere avvelenato». Kathrin è andata ben oltre, rivelando la gelosia sconfinata di Lubitz, un atteggiamento che rasentava la paranoia «al punto da convincermi ad abbandonarlo e tornare a vivere dai miei genitori». La ragazza, che è incinta, aveva pianificato di parlarne con l'ex fidanzato, ma aveva già confidato di aspettare un figlio di Lubitz ai colleghi della scuola.

Dai problemi di salute mentale si arriva a quelli, tutt'altro che trascurabili, di natura organica. Lubitz soffriva di retinite e i farmaci rinvenuti dagli inquirenti in casa dei genitori del pilota a Montabaur sarebbero una prova schiacciante. Sulla vicenda però la Procura di Dusseldorf attende ulteriori elementi e l'esame accurato della documentazione medica fornita ieri pomeriggio dall'Universitats Klinikum. Sulla terribile vicenda si è espressa anche Marianna Sondenheimer, nonna del comandante Patrick Sondenheimer, l'uomo che aveva implorato il copilota di aprire la porta della cabina: «Ho perso un nipote per colpa della Lufthansa che ha permesso a un idiota come Lubitz di decidere la sorte di 150 persone». In Germania ci si interroga sul diritto alla privacy e il ministro dei Trasporti Alexander Dobrindt valuta un allentamento del segreto professionale di alcune categorie, come appunto quella dei piloti: «Per evitare in futuro vicende come quella di Lubitz i medici devono essere sollevati dal segreto professionale nei confronti del datore di lavoro», si legge in una nota del dicastero. La fiducia tra pilota e copilota infatti non è sufficiente.

E a tal proposito, due mesi fa, in tempi non sospetti, il pilota olandese Jan Cocheret aveva avvertito del rischio che un copilota si potesse chiudere nella cabina di pilotaggio senza fare entrare nessuno. L'articolo, pubblicato sul magazine d'aeronautica Piloot en Vliegtuig , si intitolava «Mi puoi aprire la porta?». Nel servizio Cocheret raccontava: «Mi chiedo continuamente chi si trova al mio fianco. Come posso essere sicuro di potermi fidare di lui?». Non poteva di certo immaginare che stava raccontando il dramma della Germanwings.