L'ultima trovata di Ryanair: il "supplemento neonato"

Venticinque euro per i bambini al di sotto dei 2 anni anche se viaggiano in braccio alla mamma o al papà

Nel 2011 aveva minacciato di lanciare alcuni voli «adults only» ma naturalmente era una boutade, forse una trovata di marketing, e non se ne fece nulla. Ora Ryanair torna a giocare il ruolo dell'Erode e mette una tariffa sui neonati, ovvero sui bambini sotto i due anni che tradizionalmente volano gratis, anche perché non occupano un posto, dovendo viaggiare sullo stesso sedile dell'adulto cui sono legati da un'apposita cintura. La compagnia irlandese che ha portato in Europa la formula dei viaggi aerei low cost, di fatto democratizzandoli, ha deciso di applicare il supplemento (in realtà introdotto tempo fa), fisso, di venticinque euro a tratta ai bebé. Dunque in teoria, essendo i prezzi della compagnia tra i più bassi sul mercato (tutti abbiamo visto i manifesti che pubblicizzano «voli in Italia ed Europa a 9,99 euro») un neonato di pochi giorni potrebbe pagare più della mamma che lo porta in braccio.

Dopo che il malumore è montato sui social sono intervenute le associazioni dei consumatori. Federconsumatori ha parlato di «ultima trovata per spremere il più possibile i passeggeri» e di «condotte poco trasparenti».

In effetti provando a prenotare un volo (abbiamo provato con un Milano-Liverpool) per un adulto e un bebè di età inferiore ai due anni la «tariffa neonato» di 25 euro compare solo nella schermata con il calcolo finale, non in quella iniziale in cui si ricorda che il piccolo dovrà viaggiare seduto in grembo all'adulto accompagnatore. Potrebbe quindi passare inosservata. Del resto, questa non è certo la prima volta che la compagnia di Michael O'Leary, nota per le sue politiche commerciali aggressive, finisce nella bufera. Le più recenti sono la «guerra dei trolley» che cancellava la gratuità per l'indispensabile bagaglio a mano grande (per la quale la compagnia è stata multata dall'Antitrust che ha decretato che portate il bagaglio a mano in cabina è un diritto) e la cancellazione di centinaia di voli dovuta agli scioperi del personale, l'anno scorso, che chiedeva maggiori tutele. Alla fine ottenute. Tra le altre boutade del sulfureo amministratore delegato di Ryanair ci sono poi il sovrapprezzo per i clienti sovrappeso e l'idea di far viaggiare i passeggeri in piedi, come su un autobus, in una sorta di terza classe del terzo millennio.

Ora però si fa sul serio, e la compagnia irlandese è la prima a far pagare i neonati, tanto più, come sottolinea Federconsumatori, senza dare servizi aggiuntivi. Ma del resto fu anche la prima a far pagare la scelta del posto, per dirne una. E poi tutte le altre seguirono.

Il punto è che con gli oltre 25 «supplementi facoltativi» elencati sul sito (vanno dalla scelta del posto al trasporto di seggiolini, sci, strumenti musicali, mazze da golf, ossigeno terapeutico oltre all'odiosa commissione per il pagamento con carta) la compagnia si paga i voli. Aiutata a dire il vero da politiche degli aeroporti periferici (o ex tali, come Orio al Serio) che pur di essere coperti dai voli applicano tariffe assai vantaggiose ai vettori.

Forse non tutti sanno ad esempio che la denigratissima Ryanair è la prima compagnia aerea in Italia per numero di passeggeri, con 450 tratte in partenza dagli aeroporti italiani nell'estate 2019. E che l'Italia è un po' la patria delle low cost: nel 2017 hanno sorpassato le compagnie «classiche» (con il (50,9% contro il 49,1%, dati Enac).

È proprio un caso di chi disprezza compra, insomma. Siamo tutti disposti a viaggiare compressi, senza mangiare, con le hostess poco entusiaste che reclamizzano gratta e vinci e transfer dall'aeroporto e profumi che non compra mai nessuno. Ma se tutto va come deve andare, forse il prossimo viaggio avremo meno neonati che ci urlano nelle orecchie, e che avranno scelto, magari, voli ancora gratuiti. Ma per quanto?