L'ultimo sos del pilota: «Siamo senza carburante»

Il disperato dialogo con la torre di controllo prima dello schianto. Dramma dei sopravvissuti

Paolo Manzo

Dopo lo choc iniziale è arrivato il momento delle prime verità. A parlare saranno le due scatole nere del Bae 146 precipitato lunedì notte ad una cinquantina di km da Medellin in Colombia con a bordo la squadra brasiliana di calcio della Chapecoense e un gruppo di dirigenti e giornalisti in viaggio verso la finale della Copa Sudamericana, l'alter ego di questa parte di mondo della nostra Europa League. Le due scatole nere sono state trovate integre e nelle prossime ore dovrebbero aiutare a dipanare il mistero della caduta di questo aereo prodotto dalla British Aerospace e trasformatosi in pochi secondi in una gigantesca bara per 71 dei suoi 77 passeggeri. Una delle commissarie di bordo sopravvissute al disastro ha riferito alle autorità colombiane che le luci si sono spente all'improvviso, poi 40 secondi di caduta libera e la collisione a terra. Una registrazione diffusa da alcuni media colombiani riporta il disperato dialogo del comandante Miguel Quiroga con la torre di controllo: «Guasto elettrico totale, siamo senza carburante». Le cause sono ancora tutte da chiarire. Un Airbus della Viva Colombia aveva dichiarato emergenza poco prima del disastro chiedendo priorità nell'atterraggio. Il che avrebbe fatto perdere del tempo decisivo al volo Lamia con a bordo la squadra che avrebbe così esaurito il combustibile. E proprio sulla serietà della compagnia scelta dai dirigenti dalla Chapecoense per questo volo privato partito da Santa Cruz de la Sierra in Bolivia sono scoppiate le polemiche.

La Lamia è una compagnia nata nel 2009 nel Venezuela di Chávez e poi passata sotto bandiera boliviana. A fondarla l'ex governatore dello stato di Mérida, Marcos Diaz Orellana che avrebbe usufruito di un fondo di investimento cinese interessato a fare affari col governo di Chávez. Delle 12 aeronavi che l'accordo con Pechino da 170 milioni di dollari prevedeva in realtà solo tre compongono l'attuale flotta. Le altre sono in riparazione secondo il PanamPost. Il business principale erano proprio i charter per le squadre latinoamericane di calcio, anche la nazionale argentina aveva viaggiato con a bordo Messi.

A Chapecó i suoi 200mila abitanti hanno listato a lutto scuole e case in attesa del grande funerale collettivo previsto in settimana quando i morti saranno rimpatriati. In queste ore messe e pellegrinaggi allo stadio Arena Conda, dove la squadra si allenava e giocava. «Erano i figli di tutti. Erano i nostri campioni» commenta Jairo, tifoso appassionato della Chapecoense. «E' ancora difficile credere che sia potuto accadere» gli fa eco Almira, una delle commercianti che ha chiuso il negozio in segno di lutto «ma loro vivranno per sempre nel nostro cuori». Le condizioni dei sopravvissuti che si mantengono stabili ma gravi. Il giocatore Alan Ruschel rischia di rimanere paraplegico. In Brasile molte squadre hanno offerto giocatori alla squadra ormai distrutta perché non si estingua, mentre avanza la proposta di garantire comunque alla Chapecoense la serie A per i prossimi tre anni, a prescindere dai risultati. L'Atletico Nacional di Medellin propone di assegnare la Copa Sudamericana agli sfortunati rivali di una finale che non si è mai potuta disputare.