L'Unesco scrive a Franceschini: sprecati milioni di fondi per Napoli

Patrimonio abbandonato tra ritardi e inadempienze

Cantieri in ritardo, finanziamenti in fumo: Napoli si gioca la faccia. Che fine ha fatto la valorizzazione del centro storico napoletano, dal 1995 patrimonio dell'umanità? «Gli esperti ci dicono che sarà rifinanziata con altri fondi, diversi dai 100 milioni a disposizione, che andranno perduti», spiega l'ex vicedirettore generale dell'Unesco, Maurizio Iaccarino, oggi coordinatore dei comitati civici cittadini. Ma una risposta ufficiale e soprattutto convincente dovrà darla il ministero dei beni culturali, mettendola nero su bianco per Mechtild Rössler, direttore della divisione Patrimonio culturale dell'Unesco. Ha firmato lui la nota con cui l'agenzia specializzata delle Nazioni Unite interpella il Mibact per sapere se alle falde del Vesuvio siano state portate a compimento nei tempi previsti le misure programmate a salvaguardia del bene tutelato. Nel caso di specie, il borgo antico. Questione seria, che sul piano politico potrebbe macchiare tanti. Dal sindaco in scadenza Luigi De Magistris al suo antagonista Antonio Bassolino. I loro nomi ricorrono spesso nella storia del centro storico a marchio Unesco: all'inizio, col «Documento di orientamento strategico», si fissa in 400 milioni la spesa per ridare lustro a chiese e rioni della Napoli vecchia. Col «Grande programma» gli investimenti vengono ridotti alla metà. E si riducono a 100 milioni col «Grande Progetto», terzo e definitivo approdo progettuale al quale si giunge forti della convenzione siglata nel 2010 tra Unesco, Comune e Regione. Quest'ultima rappresentata da un Bassolino mediaticamente orgoglioso: «Siamo un esempio di buone pratiche anche per altre città europee». Ma di tanto virtuosismo non c'è traccia nei fatti: perché Regione e Comune (dove intanto s'è insediato De Magistris) definiscano l'elenco delle opere occorrono due anni. Altri due ne passano prima che, nel 2014, abbia inizio la fase della progettazione. Ritardo su ritardo s'è così arrivati al 31 dicembre 2015, termine ultimo fissato dall'Unione Europea per la rendicontazione. Il che implica che a quella data gli interventi, finanziati col Por 2007-2013, debbano essere stati completati e collaudati. E qui scoppia il bubbone. «Poco o nulla è stato fatto. I soldi andranno persi, a certificazione dell'incapacità della nostra classe politica», va giù duro Antonio Pariante, presidente del comitato civico Portosalvo. Nelle sue parole, curaro per De Magistris, che appena un mese fa bacchettava i perplessi: «Il finanziamento è stato salvato per intero. Il Comune ha fatto un lavoro eccellente. Tutto procede secondo cronoprogramma».Lo assicurava visitando la restaurata cappella di Santa Maria dei Pignatelli, uno dei 27 progetti in scaletta. Agli inizi di gennaio nuove foto ricordo nel Duomo, esso pure oggetto di recupero. Ma su tutto il resto ombre e dubbi.