Il lungo volo di Jonathan, gabbiano che ama un uomo

Salvato, cresciuto e accudito da un bagnino, l'animale una volta restituito alla libertà ha valicato le Alpi: un viaggio di 150 km per tornare da lui

Bernezzo (Cn) - Non poteva che chiamarsi Jonathan, come il protagonista del romanzo di Richard Bach, il gabbiano che ha percorso quasi 150 chilometri per ritrovare l'uomo che si è preso cura di lui, fino a quando, in un estremo atto di amore, ha voluto regalargli la libertà. Una libertà che però a Jonathan non è piaciuta, preferendo il suo papà umano agli stormi dei suoi simili. Così ha volato ininterrottamente per dieci ore, dalle Alpi di Bernezzo - in provincia di Cuneo - fino al mar ligure di Loano (Savona), sfidando le correnti, probabilmente anche perdendosi tra le Alpi e gli Appennini, per poi girare a Ponente e vedere finalmente il mare. E soprattutto ritrovare lui, Valerio Tovano, il bagnino che per oltre un anno gli ha fatto da papà, insegnandogli a mangiare, a pescare in mare e a volare. Libero di andarsene o di tornare, come ha sempre fatto, su quei trespoli che Valerio ha costruito in casa, in spiaggia, sul terrazzo.

Questa storia inizia quando il bagnino salva da morte sicura un gabbiano avvelenato, consegnandolo ai volontari dell'Enpa di Savona. A loro, il bagnino confida: «Poter accudire un gabbiano è sempre stato il sogno della mia vita, fin da quando ero bambino». Il giorno dopo i volontari si presentano in spiaggia con un batuffolo in mano: è Jonathan, sette giorni di vita e già senza mamma, ed è amore a prima vista. Da quel momento inizia l'avventura della stana coppia e tra loro nasce un rapporto talmente speciale da infischiarsene anche delle regole della natura. Valerio con pazienza e amore insegna a Jonathan a procurarsi il cibo in mare, a volare e anche a nuotare, sempre accanto a lui. Il bagnino resta ore seduto a scrutare il mare e il suo Jon gli sta accanto, Valerio nuota e il gabbiano fa le acrobazie sopra la sua testa, per poi planargli accanto, sotto gli occhi meravigliati dei bagnanti. Dove c'è uno arriva l'altro. Jonathan, che se ne infischia degli stormi dei suoi simili che gli volano sulla testa, diventa la mascotte del lido e tutti perdonano le sue marachelle. «Adora le palline colorate - lo giustifica Valerio - ma le prende solo in prestito, poi le riporta in spiaggia».

Il legame tra i due è sempre più forte ma Valerio sa che il destino del suo Jonathan è tornare libero, raggiungere i suoi simili, dimenticandosi di quella parentesi di vita vissuta con un umano; arriva così il momento di staccarsi da Jon. «Una decisione sofferta - sottolinea Valerio - che ho preso per il suo bene». Jonathan viene trasferito nel centro di Bernezzo, dove volontari preparati si prenderanno cura di lui, fino a quando potrà raggiungere i suoi simili. «Allontanarmi da lì è stato un dramma - ricorda Valerio - me ne sono andato senza voltarmi, immaginando che quella sarebbe stata l'ultima volta che lo avrei visto. I volontari gli hanno tagliato subito le piume, per prepararlo a prendere il volo in autunno, quindi non avrebbe potuto volar via. E invece…». E invece dopo due giorni il gabbiano con grande difficoltà dai monti del Cuneese, arriva al mare di Loano. «Quando l'ho visto non potevo crederci - racconta il bagnino -. Gli ho chiesto: e tu cosa ci fai qui?, lui mi ha risposto nel suo modo e poi si è diretto nella mia cabina, in cerca di cibo». Per Jonathan volare per 150 chilometri deve essere stato uno sforzo enorme ma inutile, visto che qualche giorno dopo Valerio lo ha riportato a Bernezzo. «Jon è nato libero - si giustifica il bagnino - e deve tornare ad esserlo, deve volare con i suoi simili e dimenticarsi di me». Su questa ultima frase la sua voce si inceppa un attimo e poi con un sorriso, quasi sussurra: «Però in fondo al cuore so che tornerà da me».

Commenti

linoalo1

Sab, 18/07/2015 - 11:26

In quanto a riconoscenza,amore,amicizia,gli animali sono,quasi sempre,migliori dell'uomo!!Se tu gli dai 100,loro ti restituiscono 1.000!!Provare per credere!!!!Peccato solo che non abbiano la parola!!

lorenzovan

Sab, 18/07/2015 - 12:34

purtroppo loro non hanno la parola e gli uomini ne hanno troppe di parole...ma anche senza parlare riescono a farsi capire benissimo...ho vissuto 40 anni con cani e gatti..( ora gia' non posso data l'eta') e le piu' grandi amicizie sono state con loro

ziobeppe1951

Sab, 18/07/2015 - 12:41

Che differenza tra un gabbiano è una zecca rossa

Ritratto di BRACCOstufo

BRACCOstufo

Sab, 18/07/2015 - 12:44

MEGLIO CHE NON PARLINO, ALTRIMENTI CI FAREBBERO NOTARE QUANTO SIAMO MESCHINI... (il mio cane credo però che non manchi molto a parlare... comunque ci capiamo alla grande!!!!)