L'uscita sottobraccio all'azzurro Valentini investitura pubblica del capo segreteria

Solo il deputato ad accompagnare il Cav. Il ruolo nel futuro di Forza Italia

Milano Fa caldo, ieri, all'uscita del San Raffaele. E Silvio Berlusconi, notoriamente, non è un uomo cui piaccia prendere sottobraccio o dare pacche sulle spalle. Così si nota ancora di più quel braccio che, quasi in continuazione, il Cavaliere tiene intorno all'uomo che gli sta accanto. Un volto che i reporter neanche mettono a fuoco, quasi come se fosse uno dei tanti della scorta. Invece quell'uomo è un personaggio chiave, nel passato di Silvio Berlusconi; evidentemente, nel suo oggi; e forse nel suo domani.

L'unico che Berlusconi ha voluto accanto, nell'uscita dall'ospedale, è il deputato Valentino Valentini, nominato capo della segreteria di Forza Italia. Fin dai giorni scorsi, quando si è appreso che i vertici del San Raffaele avevano dato il via libera al ritorno a casa dell'ex premier, era stato Valentini, su decisione di Berlusconi, a prendere in mano la regia dell'uscita dall'ospedale, passaggio finale di un ricovero divenuto evento mediatico. Ed evento mediatico Berlusconi e Valentini decidono che deve essere anche il momento finale. È Valentini, lunedì pomeriggio, a far diramare il comunicato che convoca i mass media per la mattina successiva.

La scarna, dosata processione di visite che aveva fatto compagnia a Berlusconi nella suite al sesto piano del padiglione D viene chiusa nella giornata di lunedì, quando il paziente riceve per l'ultima volta le visite di alcuni figli e di Nicolò Ghedini, uno dei pochi parlamentari azzurri ammessi in questo mese al suo capezzale. Ieri, quando dopo gli ultimi esami i medici confermano l'okay alle dimissioni, è Valentini a dirigere tempi e modi dell'impatto con i media. Berlusconi lo ringrazia con quel braccio, il destro, tenuto ostinatamente sulle sue spalle.

Solo i prossimi mesi, quelli della graduale riabilitazione post-operatoria, diranno quanto e quale spazio attende Valentini nel futuro che Berlusconi ha in mente per il partito. Di certo c'è che di lui il Cavaliere si fida ciecamente, fin dal 2001 quando - su suggerimento di Antonio Tajani, che lo aveva scovato tra gli interpreti del parlamento europeo - lo volle accanto a sé a Palazzo Chigi, come capo della segreteria; e passo dopo passo ne fece il suo uomo chiave nelle relazioni internazionali, soprattutto in direzione Russia. Oltre che sul feeling personale tra Berlusconi e Putin, è sul lavoro silenzioso e costante di Valentini che poggia l'asse che in quegli anni lega Roma e Mosca.

La fiducia di Berlusconi in Valentini, poi, ha avuto modo di cementarsi in circostante particolari, quando la Procura di Milano incriminò il Cavaliere per una telefonata alla questura di Milano messa alla base del famoso caso Ruby. A chiamare il vicequestore era stato lui, Valentini, che poi aveva passato il telefono al premier. Per avere sostenuto l'assoluta liceità della telefonata, Valentini era stato incriminato per falsa testimonianza. I fatti, poi, gli hanno dato ragione.

Ieri, né parenti, né amici, né cerchio magico vero o presunto, passato o presente. Accanto a sé, Berlusconi vuole solo lui.

LF