M5S, il Pd va in contropiede: «Niente stipendio agli assenti»

Anna Maria Greco

Roma Matteo Renzi ama la provocazione e quella sugli stipendi ai parlamentari la lancia contro i grillini più famosi. «Io faccio la mia controproposta: perché ai parlamentari non diamo l'indennità in base alle presenze? Luigi Di Maio, ad esempio, ha il 37 per cento delle presenze in aula. Lui e Di Battista prendono il doppio di quello che prendo io come presidente del Consiglio. Quindi se Di Maio fa il 37% di presenze, perché si deve prendere l'indennità intera. I Cinquestelle giocano a fare i puri, ma sono uguali a tutti gli altri».

Il premier non ci sta a lasciare nelle mani del M5S uno dei temi più popolari, che sarà al centro di questa infuocata settimana parlamentare: il taglio dei costi della politica, appunto. Oggi arriva infatti in aula alla Camera la proposta di legge, a prima firma della pentastellata Roberta Lombardi, sul dimezzamento degli stipendi dei parlamentari (massimo 5 mila euro di indennità), licenziato dalla commissione senza mandato al relatore né esame degli emendamenti, dunque dall'iter non facile.

«Il Pd - assicura Renzi- studierà il ddl, ma il problema è come si taglieranno questi costi. M5S la butta in corner quando è in difficoltà. La loro proposta nel merito rischia di non funzionare».

Lo scontro tra Pd e M5S è aperto, ognuno rivendica di aver fatto di più sul problema e mobilita i suoi. Ai grillini che accusano i dem di voler «salvare la casta», il premier e il Pd replicano che la loro una mossa «demagogica», che votare No al referendum equivale a lasciare le cose come stanno, compresi i costi delle indennità dei senatori eliminati dalla riforma Boschi.

Un risparmio di circa 50 milioni di euro, precisa Di Maio, «ma noi vogliamo far risparmiare agli italiani 87 milioni ogni anno». A Montecitorio potrebbe calare anche Beppe Grillo, che mobilita sul blog le truppe grilline, perché domani affollino la tribuna della Camera e piazza Montecitorio per le votazioni. «Vi aggiorneremo - promette ai militanti- su quanto accade in aula e su cosa fatto i tutti gli schieramenti».

La proposta di Fi si conosce: abolizione totale delle indennità parlamentari. «Adeguiamo, come fanno in Usa - spiega Paolo Romani-, il livello economico dei parlamentari al reddito che avevano prima di essere eletti». Con un tetto di 240 mila euro.