Madre e bimba morte abbracciate nella mattanza della gente comune

Sui due treni un popolo di studenti, anziani e pendolari. I soccorritori chiedono silenzio per provare a sentire i lamenti dei sopravvissuti

Una mamma morta con la bimba ancora stretta tra le braccia, anche lei morta. Intorno l'appello dei soccorritori: «State tutti zitti, così riusciamo a sentire se qualcuno si lamenta...». Scena da un dramma. Lo stesso dramma che colpisce i genitori che attendevano Antonio per l'ora di pranzo, ma ieri i ragazzi sono usciti prima dalla scuola dove si tenevano gli esami di riparazione. E così lui, Antonio Summo, 15 anni, studente di un istituto tecnico industriale con la passione per la tromba che coltivava al Conservatorio, si è ritrovato sul treno partito da Andria: tornava a casa, ma è morto nel tragico scontro fra treni avvenuto ieri mattina in Puglia. I genitori lo hanno cercato dappertutto, gli zii e i nonni pure. Alla fine, solo nel pomeriggio, è affiorata la drammatica verità: per il ragazzo non c'è stato niente da fare, il corpo era già stato trasportato al Policlinico di Bari. Vittima dello scontro tra i treni che ha fatto 26 vittime: 25 passeggeri dei due convogli e un contadino colpito dalle lamiere dei convogli, per il quale il destino è stato ancora più beffardo. Per lo più studenti, pendolari, anziani. Gente comune della porta accanto.

Ma torniamo ad Antonio. Che su quel treno non doveva nemmeno esserci, il suo ritorno era previsto alcune ore dopo. Il 15enne era partito da Ruvo di Puglia per Andria di prima mattina in modo da arrivare in classe puntuale e sostenere gli esami di riparazione, due debiti accumulati durante l'anno. Invece a quanto pare i programmi sono cambiati all'ultimo momento, agli studenti è stato consentito di uscire prima e sarebbero dovuti rientrare a scuola soltanto più tardi per l'altra prova. I familiari hanno sperato fino all'ultimo. Loro, come tanti altri parenti dei passeggeri, si sono precipitati sul luogo del disastro, sono rimasti in attesa mentre i soccorritori scavavano e offrivano acqua ai primi superstiti, hanno sostato a lungo laggiù prima di cominciare una drammatica ricerca negli ospedali della zona: a Bisceglie, Barletta, Andria, Terlizzi. Alla fine è arrivata una telefonata dal Policlinico di Bari: i genitori sono accorsi al reparto di Medicina legale, dove hanno appreso la notizia; con loro c'era il nonno: ieri mattina aspettava una telefonata del nipote, doveva andare a prenderlo alla stazione. Ma quella chiamata non è mai arrivata, l'uomo ha saputo del disastro mentre era in coda all'ufficio postale. All'interno dei vagoni accartocciati e ridotti a un ammasso di lamiere, i vigili del fuoco hanno lavorato per lunghe, interminabili ore nel tentativo di aprirsi un varco e là dentro hanno trovato anche i corpi senza vita di una donna e una bambina: madre e figlia, erano abbracciate. Le operazioni di soccorso sono andate avanti per ore, ma fin dalle prime fasi s'è fatta largo la tragica ipotesi di una strage. I treni forse non erano affollati come all'ora di punta, ma c'era comunque tanta gente su quei vagoni spazzati via all'improvviso, polverizzati dopo uno scontro all'uscita di una curva. Il bilancio si è rapidamente aggravato.

«Sembra un disastro aereo», ha scritto su Facebook il sindaco di Corato, Massimo Mazzilli. Tra le vittime c'è anche un funzionario di polizia: si chiamava Fulvio Schinzari, aveva 53 anni, in passato aveva diretto i commissariati di Canosa di Puglia e Trani, da qualche tempo era in servizio alla questura di Bari. Il corpo è stato riconosciuto da un suo collega, un poliziotto intervenuto nei soccorsi. C'è un drammatico filo comune del dolore tra quel fazzoletto di terra devastato dall'incidente, gli ospedali e il centro allestito nel palazzetto dello sport di Andria. Dove la gente, assistita dagli psicologi, chiede notizie per alimentare una speranza che diventa sempre più flebile con il passare delle ore.