La madre di tutti i selfie. Così la fototessera si è inventata un futuro

Le cabine fanno 55 anni e prosperano grazie a un'idea: stampare immagini dai telefonini

Formato tessera. All'inizio erano quattro piccole foto in bianco e nero. Il panchetto girevole e regolabile per «centrare» l'obiettivo, adattandolo alla propria altezza. La tendina spessa per tenere lontana la luce esterna. Lo specchio in cui darsi una ravvivata ai capelli o qualche ritocco al trucco. Il segnale acustico o luminoso che annuncia lo scatto imminente. L'attesa per la «stringa» di istantanee. Il ritiro delle stampe calde-calde con la curiosità di vedere se si è venuti bene o male, i ritratti di coppia, i giochi in comitiva per entrare in gruppo nel box.

Le cabine italiane per fototessera compiono 55 anni. E con loro la principale azienda che le produce e distribuisce, la Dedem, una piccola e sconosciuta storia di successo, con 500 dipendenti, 63,5 milioni di fatturato in costante crescita, tutto rigorosamente made in Italy (con l'acquisizione anche della consorella spagnola) e la sede principale ad Ariccia, in provincia di Roma. Cabine che non hanno restituito «solo» l'immagine e il volto di milioni di italiani - le fototessere sono a tutti gli effetti le vere antenate dei «selfie» - ma anche di una nazione in costante evoluzione.

Dal bianco e nero al colore, dall'analogico al digitale, dai primordi della tecnologia all'avvento dei computer. Un oggetto la cabina per fototessera - che ha resistito all'evoluzione tecnologica e all'avvento del digitale, non è stata spazzata via dalla geografia delle nostre città come la cabina telefonica (che a sua volta sta tentando di tornare in versione hi-tech) e ora si prepara a cavalcare l'innovazione, battezzando una nuova era e trasformandosi attraverso le possibilità offerte dagli smartphone in vero e proprio punto stampa universale, sia per documenti cartacei che per foto. Le nuove cabine, infatti, con questa applicazione potranno creare un ponte tra passato e futuro e restituire quel senso di «materialità» che si è perso nell'era del digitale e del web.

«Stiamo realizzando e sarà pronto ai primi di gennaio - annuncia all'Adnkronos, Riccardo Rizzi, ceo di Dedem - un sistema per stampare le foto, che tutti abbiamo sul cellulare, su qualsiasi macchina per fototessere in Italia. Qualsiasi cabina, dunque, diventerà una stampante per cellulare. Ci sarà un'app e si pagheranno i costi di stampa. Oggi le persone hanno milioni, miliardi di foto nei loro devices mobili, ma non le stampano più. In realtà c'è voglia di avere una foto cartacea. E noi rispondiamo a questo bisogno». E per chiudere il cerchio dell'innovazione è stata inventata anche la app «Paparazzo» che consente di individuare con un clic la cabina più vicina.

Con 9mila apparecchiature dislocate tra Italia (6.000), Spagna (2.200), Israele, Turchia e Romania, Dedem (la cui proprietà è stata acquisita recentemente dai manager italiani, mentre la famiglia del fondatore partecipa con una quota di minoranza) scatta ogni anno oltre 10 milioni di foto nel mondo. «La Dedem è nata nel 1962, installando la prima macchina fotoautomatica nel sottopassaggio Colonna in via del Corso a Roma» racconta Rizzi. «A quel tempo non esistevano macchine automatiche in Italia - erano nate in Usa e Gran Bretagna - e questi apparecchi erano sostanzialmente usati per divertimento. Non facevano foto separate, ma una striscia in bianco e nero. La novità attirò talmente tanto che quando furono installate le prime cabine, si crearono file di decine di metri». Il loro sviluppo, peraltro, è tutt'altro che concluso. Nei prossimi anni verranno installate in Italia altre 2mila cabine per fototessera. A dimostrazione che gli «autoscatti» sono pronti a proiettarsi con fiducia verso il futuro.