Mafia Capitale, veleni su Totti «Scorta di vigili pagati in nero»

Da braccio destro di Veltroni Odevaine creò una task force speciale per tutelare il giocatore della Roma: «Temeva che gli potessero rapire il figlio»

Patricia Tagliaferri

RomaLui, Totti, teme che qualche bandito gli voglia rapire il figlio. La dritta arriva da un ultrà appena uscito dal carcere, a cui per 50mila euro era stato proposto il «colpo», ma che aveva rifiutato: «Era sì un bandito, ma di fronte al capitano...». Il «10» giallorosso, però, non è tranquillo. Affida al suo preparatore atletico Vito Scala un'ambasciata: deve andare dal braccio destro del sindaco a chiedere consiglio per una «protezione». L'uomo smuove mari e monti. Ne parla al sindaco, ne parla al questore, al comandante dei carabinieri e al prefetto. Ottiene conferma che «qualcosa c'era», il rischio era motivato. Ma non volendo affidare una scorta al bimbo di un anno, il braccio destro del sindaco, amico di Totti, si inventa una soluzione «fatta in casa», anzi, in comune. Sceglie un gruppo di vigili urbani alle sue dirette dipendenze, il «pronto intervento centro storico», molti dei quali con trascorsi da servizio d'ordine del Pci, gente che «ha fatto la scorta a Pajetta, a Napolitano, a Berlinguer», prima di entrare nel corpo con un concorso ai tempi di un altro sindaco «rosso», Luigi Petroselli. E chiede a sei di loro se hanno voglia di fare da angeli custodi al pupo del Pupone. Il gruppo ci sta, ovviamente a pagamento e fuori dagli orari di lavoro. A metter mano al portafogli, però, non sono le casse del comune. Ma, in nero, il calciatore. Che paga l'amico «istituzionale» che, a sua volta, provvede a incassare l'assegno e a saldare i sei «guardiani». Almeno fino all'anno scorso quando Totti cambia casa e ai vigili preferisce l'impianto di videosorveglianza.

Fantascienza? No. Questa storia incredibile è agli atti di Mafia Capitale. Ne aveva parlato in maniera vaga il ras delle coop rosse Salvatore Buzzi, per sentito dire, e ora l'ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni, Luca Odevaine, conferma tutto a verbale, parlando con i pm lo scorso 19 ottobre. Ai pm incuriositi spiega di essere amico di Totti, racconta che il Capitano e Ilary «erano preoccupati» per le voci del rapimento e che dunque si era impegnato prima per confermare l'esistenza di un pericolo e poi per trovare una soluzione. Quella dei vigili urbani. Soluzione poco ortodossa, ma «familiare» per i Totti visto che la mamma di Ilary fa la pizzardona. In serata, il Comando provinciale capitolino dei Carabinieri ha precisato di aver indagato sul presunto piano di sequestro, senza ottenere alcun riscontro.

Oltre ai supervigili comunisti che «fino all'anno scorso» hanno guardato le spalle all'erede del capitano romanista, Odevaine nel verbale parla di molte altre cose. Anche dell'emendamento al bilancio comunale con cui ogni anno il Campidoglio permetteva ai consiglieri di «spendere» 400mila euro pro capite di soldi pubblici stanziandoli a coop e società di riferimento. Un sistema che secondo Odevaine nasce con Alemanno sindaco, come accordo bipartisan, siglato dal primo cittadino e da Umberto Marroni, oggi deputato del Pd allora capogruppo dem in Campidoglio. Entrambi, ieri, hanno smentito il ruolo nell'accordo. Che, secondo Odevaine, sarebbe peraltro proseguito, solo con ritocchi alla formula (bandi invece che emendamenti), anche con Marino alla guida del Comune. Quanto all'ex sindaco Alemanno, che andrà a processo l'11 dicembre, Odevaine illustra la «genesi» del suo rapporto con Buzzi, spiegando ai magistrati che, arrivato in Campidoglio, il sindaco voleva referenti di centrodestra per il mondo del sociale. Ma non avendo pedine disponibili in un mondo dominato dalla sinistra, avrebbe praticamente «adottato» Buzzi, anche grazie alle conoscenze comuni assicurate a quest'ultimo da Carminati.