I centri di accoglienza sono un buco nell'acqua

Il disastro degli "hotspot": scarseggiano abiti e sapone I centri sono super affollati e i controlli insufficienti

Pozzallo, Lampedusa, Trapani e Taranto. Li chiamano hotspot, ma in realtà sono quattro bombe a orologeria pronte a esplodere nell'indifferenza del Pd e del governo. Condizioni igieniche pietose, commistione di migranti affetti da scabbia e soggetti sani, opacità nella gestione dell'accoglienza, difficoltà di identificare i nuovi arrivati. A denunciare le storture di un sistema rivelatosi fallimentare è il deputato di Sinistra Italiana, Erasmo Palazzotto, componente della Commissione Parlamentare d'inchiesta che dovrebbe far luce sulla gestione degli sbarchi. Diciamo dovrebbe perché il lavoro della Commissione, a detta dello stesso deputato, non si è dimostrato indipendente dall'esecutivo e spesso ha voluto insabbiare le problematiche per mantenere in piedi equilibri politici. Per questo motivo, l'esponente della Sinistra Italiana ha presentato alla Camera una relazione di minoranza che mette in fila tutte le anomalie presenti nei famigerati hotspot, cioè quei centri di primissima accoglienza deputati all'identificazione dei migranti e alla loro classificazione tra richiedenti asilo e non.

Qualche esempio? A Pozzallo è «assente un percorso dedicato no touch per migranti affetti da patologie diffusive così come un'altra area riservata all'espletamento dei relativi interventi terapeutici e trattamenti farmacologici sì che, in particolare, si verifica una assoluta commistione tra migranti affetti da scabbia con gli altri soggetti sani».

Le condizioni igienico-sanitarie a Lampedusa non sono poi tanto differenti. Come si legge nella relazione, «alcuni minori presenti nella struttura da quasi un mese riferivano di non aver ricevuto neanche un cambio di vestiti né sapone per poter lavare quelli già loro distribuiti». Inoltre, sono emerse «irregolarità nella distribuzione del pocket money, che risulta essere stato integrato solo in occasione della visita della Commissione. Si afferma che il foglio recante il contenuto del kit sia firmato in bianco cioe prima della sua effettiva consegna». Il tutto col benestare della Prefettura di Agrigento che pur avendo certificato l'anomalia non ha fatto nulla per risolverla.

A Taranto, i codici a barre usati per registrare le entrate dei migranti non sono funzionanti e ciò rende impossibile il controllo degli ingressi e delle uscite dei migranti dal centro. Come se non bastasse, sono state riscontrate difficoltà nel fotosegnalamento dei migranti e in alcuni casi è stata necessaria la presenza di tre poliziotti che sono riusciti a identificare il nuovo arrivato dopo «appena» 40 min uti. A Trapani, dove quello che prima era un Cie è stato trasformato in hotspot, la situazione è caratterizzata «da infissi inutilizzabili, bagni indecenti e totale assenza di mobilio».

Le anomalie poi si concentrano sulla mancanza di assistenza legale e di interpreti per i migranti, sui tempi di detenzione, sui minori non accompagnati che spesso rimangono negli hotspot di Taranto e Pozzallo anche per diversi mesi, sulla difficoltà per un migrante appena sbarcato di scrivere sul «foglio di servizio» (quello in cui si recepiscono i motivi di ingresso in Italia) la sua condizione e chiedere l'eventuale richiesta di asilo. Quest'ultimo elemento fa scattare un cortocircuito per cui la maggior parte dei migranti vengono classificati come economici e smistati nei Cie, aggravandone l'affollamento, in attesa di espulsione o ricollocamento. Se a tutto questo si aggiunge poi il fatto che al 28 settembre 2016 in Italia ci sono stati soltanto 1.196 ricollocamenti su 40mila, ecco che il quadro da fosco si fa oscuro.