Maledizione Grenfell: ora la paura è che crolli May ancora contestata

Zona isolata, metro chiusa. La premier riceve i sopravvissuti, in mille urlano a Downing street

La Grenfell Tower vuole disperatamente sopravvivere ai suoi morti. Dopo l'incendio è come se avesse lanciato ai londinesi una tragica sfida: io resisto. E lo sta facendo con tutte le forze di chi sa che, per lui, non ci sarà più futuro. Dopo avere intrappolato e bruciato decine di corpi (30 i morti accertati che però saliranno a più del doppio, considerati i tanti «dispersi»), il grattacielo maledetto appare come un alveare bruciato, ormai senza api. Paradossalmente l'unica cosa «viva» - o quantomeno rimasta in piedi - è questo mostro di cemento costruito nel 1974 con 24 piani e 127 appartamenti.

I vigili del fuoco spiegano che il crollo del mastodontico scheletro incenerito è questione di ore e così hanno chiesto di isolare la zona e chiudere la vicina stazione metropolitana; senza tali precauzioni il mostro - collassando - potrebbe fare altre vittime. Abitato da 600 persone (e ciò fa capire come l'attuale bilancio delle vittime sia, purtroppo, errato per difetto), il «Grenfell» l'anno scorso fu sottoposto a una ristrutturazione che non tranquillizzò per nulla gli inquilini, da sempre preoccupati per il «rischio sicurezza» dell'edificio, privo dei più elementari impianti di anti-incendio. E infatti quando le fiamme si sprigionarono nella notte dell'apocalisse, non scatto nessun allarme e la gente si accorse del fuoco quando ormai il palazzo era già una torcia. Un rogo senza vie di fuga sviluppatosi in pochi minuti anche perché - per risparmiare sui «costosi» materiali ignifughi - i pannelli esterni erano di materiale plastico. Il peggio che possa accadere in caso di incendio. E quel «peggio» è puntualmente accaduto. Ma dopo i lutti sono arrivate pure le polemiche. Attacchi incrociati di bassissimo profilo. Tanto che la gente si è ribellata a tanto squallore. A uscirne peggio è stata la premier Theresa May che ieri, finalmente, si è decisa a incontrare a Downing Street i superstiti dell'incendio di mercoledì scorso. Una scelta obbligata considerato che Londra ribolle di rabbia con manifestazioni e cartelli dove campeggiava il volto della May con sotto la parola shame, vergogna. Motivo di tanto disprezzo? May nel giorno della sciagura si era recata sul posto per parlare con i soccorritori, ma non aveva incontrato i parenti delle vittime né le persone che si erano salvate.

Un comportamento «offensivo e oltraggioso» (come lo ha definito il Guardian) cui l'altroieri ha dovuto rimediare la regina Elisabetta stringendo le mani che la May si era rifiuta di stringere. Inoltre ieri mattina la regina ha osservato un minuto di silenzio per le vittime del rogo prima dell'inizio della sfilata Trooping the Color, che celebra il «compleanno ufficiale» della sovrana: Elisabetta è apparsa commossa sui gradini di Buckingam Palace accanto al marito Filippo; nelle stesse ore aveva «duramente redarguito» il premier per la sua «freddezza». Messaggio prontamente recepito, tanto che nel pomeriggio la prima ministra ha cercato di rimediare alla figuraccia assicurando uno stanziamento di 5 milioni di sterline per «l'emergenza Grenfell».

Ma sotto Downing Street in mille hanno continuato a inveire contro la May ed è apparso uno striscione con la scritta we do not want your misery, non vogliamo la tua miseria.