Mali, al grido di «Allah Akbar» due morti nel resort di lusso

I jihadisti hanno assaltato la struttura piena di turisti Decine gli ostaggi liberati dalle forze di sicurezza

C'è lo zampino dei jihadisti che fanno capo all'algerino Mokhtar Belmokhtar dietro all'attentato di ieri pomeriggio al resort Campement Kangaba, esclusivo villaggio turistico alla periferia di Bamako, capitale del Mali. Il bilancio provvisorio è di 2 morti, una cittadina francese e un franco-gabonese. Il resort, frequentato prevalentemente da turisti transalpini e tedeschi, è stato preso d'assalto attorno alle 16.30 (le 18.30 in Italia) da quattro persone, armate di Ak-47, che hanno aperto il fuoco contro i villeggianti e il personale del Kangaba, appiccando le fiamme ad alcuni gazebo di paglia e legno per creare ulteriore panico e morte. La prime frammentarie notizie dell'inferno che si stava scatenando sono arrivate attraverso i post pubblicati sui social (Facebook e Twitter) da alcuni testimoni. «Vigliacchi, non hanno avuto alcuni rispetto per il sacro mese del ramadan - racconta Bakaye Silla, un giovane cameriere che è riuscito ad allontanarsi durante l'assalto - hanno iniziato a sparare. Io sono musulmano, ma queste sono bestie». I jihadisti che hanno attaccato il resort gridavano «Allah Akbar» al momento dell'assalto. Lo hanno raccontato alcuni ostaggi liberati dalle forze di sicurezza. Secondo un altro testimone i jihadisti parlavano tra di loro in inglese. Ed è stato però grazie a internet che le forze dell'ordine di Bamako sono riuscite a intervenire piuttosto celermente. Polizia e militari, con il sostegno delle unità antiterrorismo francesi e truppe dell'Onu, il Minusma, hanno circondato l'area ingaggiando un durissimo scontro a fuoco con i terroristi, mentre il ministro della Difesa del Mali, Yamoussa Camara, ha ordinato la sospensione dei voli in entrata e uscita del vicino aeroporto internazionale, bloccando anche le principali arterie. Alle 20 locali la situazione è tornata sotto controllo e le 32 persone del resort sono state liberate. La notizia è stata confermata dal comandante delle forze maliane Modibo Traorè. Dei quattro assalitori uno sarebbe riuscito a scappare. Nelle stesse ore un altro assalto jihadista è stato registrato a Koro, 500 chilometri a est di Bamako. Non è la prima volta che il Mali e in particolar modo la sua capitale, viene preso di mira dall'inferno scatenato dai jihadisti. Nel marzo del 2016 c'era stato un tentativo di assalto da parte di terroristi in drappo nero all'hotel Nord Sud, albergo trasformato in base per la missione di addestramento militare dell'Ue nel Paese. Un aggressore venne ucciso e gli altri si diedero alla fuga. Nulla però in confronto a quello che accadde il 20 novembre del 2015 al Radisson Blu Hotel, esclusivo hotel di Bamako. I jihadisti spararono all'impazzata, uccidendo 20 persone. L'operazione venne appunto rivendicata dal sanguinario terrorista algerino Mokhtar Belmokhtar, già tra i fondatori di Aqmi (acronimo di Al Qaeda del Maghreb Islamico) e da tre anni leader del gruppo Al-Murabitun, cellula sanguinaria che «lavora» per conto di Al Qaeda e Isis a seconda dell'occasione e della posta in palio. «Sapevamo che avrebbero colpito, ma non dove - ha dichiarato in serata il presidente della repubblica maliana Ibrahim Boubacar Keita - Era da due giorni che ci aspettavamo qualcosa di molto grave. Soltanto sabato eravamo riusciti a sequestrare due auto che trasportavano armi. Purtroppo non è stato sufficiente». Nove giorni fa il Travel state department americano aveva emesso un warning per possibili attacchi nel Paese africano. Secondo fonti dei servizi di Parigi, l'assalto sarebbe la risposta al recente viaggio del presidente Emmanuel Macron, che aveva scelto proprio il Mali come destinazione del suo primo impegno internazionale, incontrando lo scorso 19 maggio le truppe francesi.