Mallegni riabilitato. Altra mazzata alla Severino

Pietrasanta (Lucca)C'è vita su Marte. Esiste un giudice sul «Pianeta Rosso», che si è accorto, dopo 13 giorni, che la sospensione del sindaco di Pietrasanta, Massimo Mallegni, è assurda e che la legge Severino è una porcata. Il tribunale di Firenze ha accolto il ricorso d'urgenza del sindaco più rompiscatole della Versilia, sospeso proprio in base alla Severino. Una legge buona solo per ghigliottinare Silvio Berlusconi. C'è un giudice in Toscana, Alfonso Florio, che ha capito che quella legge è carta straccia non solo per salvare le cadreghe degli amministratori della sinistra, come Vincenzo De Luca e Luigi de Magistris, ma caso raro anche quelli del centrodestra. «Deve ritenersi prevalente l'esercizio del diritto del ricorrente all'elettorato passivo e all'esercizio dei diritti di ricoprire cariche pubbliche fondate sulla volontà popolare», scrive il giudice.

«Io sono la testimonianza vivente che la giustizia in Italia esiste e trionfa sempre - dice Mallegni sollevato ma non troppo - ho sempre incontrato persone perbene nelle mie vicissitudini giudiziarie. Perché noi non siamo vittime dei giudici ma della politica; io sono stato sospeso dal governo italiano non dalla magistratura. Anzi, meno male che ci sono i giudici a proteggerci dalle leggi schizofreniche dei politici, come la Severino».

La cosa puzzava, e parecchio. Sulla testa del primo cittadino, eletto il 15 giugno col 54,5% dei consensi, stravincendo in casa della sinistra, era emersa dal passato una condanna a un anno e due mesi per mobbing . Un granello di sabbia sufficiente a mandare in frantumi il motore della democrazia. «Succede che in Italia un presidente del Consiglio non eletto dal popolo sospenda un sindaco eletto dal popolo. Questo è uno dei tanti paradossi del nostro Paese», ribatte stizzito.

La legge Severino, stranamente, è stata applicata al caso Mallegni nonostante al momento della condanna, il 3 aprile 2012, la norma non esistesse e lui non rivestisse alcun incarico istituzionale.

La storia è sempre quella di Antonella Manzione, ex comandante della polizia municipale di Pietrasanta, amichetta di Matteo Renzi e per questo piazzata a capo dell'ufficio legislativo di Palazzo Chigi, ma soprattutto nemica giurata di Mallegni che nel 2006 accusò di ogni tipo di reato, escluso l'omicidio: estorsione, peculato, truffa, associazione a delinquere, compreso il famigerato mobbing che portò alla condanna. Per colpa sua (e del fratello giudice) Mallegni non solo perse il Comune ma si fece anche 39 giorni di galera (28 dei quali in isolamento) per finire poi ai domiciliari per altri 117 giorni. Tutte accuse poi rivelatesi false.

I pensieri maligni ora si sprecano. Ma solamente perché siamo noi quelli cattivi cattivi.