Mamma Ebe, ancora lei. Altra truffa della santona

A 84 anni, reclusa ai domiciliari, stava ingannando una 37enne con una «cura della fertilità»

La vecchia faccia da indiana navajo, tutta un intrico di rughe, e i capelli del solito, improbabile color pece raccolti in un tuppo, come una severa istitutrice balcanica o un'arcigna pitonessa del candomblé in versione vecchia Romagna. A 84 anni suonati, Mamma Ebe ne ha combinata un'altra delle sue. Cioè, ha continuato a fare quello che ha sempre fatto, ingannando i semplici, truffando i bisognosi, lucrando sulla disperazione del prossimo, pizzicando i gonzi di cui è pieno il mondo. E sempre per la maggior gloria dell'Ordine di Gesù Misericordioso, da lei stessa fondato e in cui, dài e dài, alla fine aveva forse finito per credere lei stessa, grazie anche a un filino di Alzheimer.

L'avevano arrestata nel 2010 per esercizio abusivo della professione medica. Ma anche ai domiciliari, nella sua casa di Sant'Ermete di Sant'Arcangelo, dopo la condanna definitiva a 6 anni di reclusione, aveva continuato a operare nel vasto mondo dei fessi e degli allocchi promettendo miracoli, guarigioni, la Felicità, infine. Ultimamente si faceva chiamare col suo vero nome, Gigliola. Ma come ha accertato la Mobile di Forlì, donna Gigliola continuava a vestire i panni di «mamma Ebe», mantenendo in piedi il suo network di adepti, famigli, devoti, fedeli al culto della «grande mamma». Proprio come nel film che Carlo Lizzani le dedicò, nel 1985.

A denunciarla è stata una 37enne forlivese impiegata in uno studio legale di Rimini, che era andata da lei per sottoporsi a una cura che la santona, manco a dirlo, definiva «miracolosa». Impiastro a base di ortica (si direbbe, visti gli effetti urticanti denunciati dalla paziente) che applicato sul ventre, stando alle promesse di mamma Ebe, le avrebbe dato la fertilità. Brava scema, direte voi. E invece no. Perché se uno scemo c'è, in questa storia, è l'ex marito di lei, un tipo di Rimini che ora è indagato per maltrattamenti. A meno che, a indagini concluse, non si accerti che non di maltrattamenti si è trattato, ma di semplice coglioneria, appunto.

Era stato infatti questo bell'esemplare di marito a insistere perché la donna abbandonasse le pratiche mediche intraprese per restare incinta. C'erano state discussioni, sul punto. Lei non avrebbe voluto. Ma dopo aver rimediato qualche ceffone, condito con la minaccia di farle perdere il lavoro, alla fine la donna aveva ceduto.

La «santona di Carpineta», così detta dal nome della località in cui sorgeva la sua casa-tempio presso l'omonimo paese tra le colline di Cesena, non ebbe dubbi. Aveva lei quel che ci voleva. Ed eccola all'opera, con applicazioni di una pomata di color arancione che nelle migliore delle ipotesi, si accerterà, era buona per alleviare strappi muscolari e lombalgie. «Cinque sedute. Basteranno cinque sedute», aveva decretato la vecchia truffarda. Quanto poi costassero, quelle sedute, non è stato detto. Perché la dabbenaggine ha un giusto costo. Ma ammettere di essere stati fatti fessi, raccontando anche «quanto» fessi, costa anche di più.