Il «manager» delle merendine sospeso e premiato

La Fondazione Einaudi gli dà una borsa di studio ma la scuola lo caccia. E ora rischia l'anno

Deve essere stato un giorno parecchio strano per Leonardo, il ragazzo di Torino diventato famoso perché spacciava merendine a basso costo. Leonardo aveva fatto due conti, gli snack alla macchinetta costavano cari, un euro per una merendina. Tanto per gli studenti. E allora ecco l'idea. Lui comprava i pacchi al supermercato a un costo inferiore e poi li rivendeva con una piccola maggiorazione. Erano contenti tutti. I suoi «clienti» e lui che ci guadagnava qualche spicciolo.

Pizzicato già l'anno scorso aveva dovuto fare i conti con le regole della scuola, l'istituto Pininfarina di Moncalieri. Quest'anno era già stato messo in guardia, ma - recidivo- ci era ricascato. Pizzicato con lo zaino pieno di merendine, lo attendeva il giudizio del consiglio di classe. E non prometteva niente di buono. Poi, il colpo di scena, la sua storia era arrivata sui giornali, lo «spacciatore di merende», lo avevano soprannominato. Lui sperava in un lieto fine. «Eravamo ormai decisi a cambiare scuola,- spiega il padre, Riccardo -. L'aria ormai si era fatta pesante. Il preside mi aveva chiamato perché era pronto il nulla osta per iscriverlo altrove. Poi erano usciti i giornali con la storia di mio figlio e il preside ci aveva fermato. Forse volevano ripensarci, da soggetto da punire forse volevano valorizzarlo».

La famiglia spera in un gesto di clemenza. Con orgoglio il signor Riccardo racconta della passione di Leonardo, di quell'idea nata quasi per caso «perché in famiglia abbiamo tre bambini e facciamo attenzione alle offerte, compriamo le merendine e poi capita che i gusti cambiano e che restano li». E di quella lampadina che si accende nel figlio più grande: rivendere quello che c'è nella dispensa casalinga ai compagni. «Aveva anche scaricato una app per sapere quali supermercati lanciano le offerte migliori».

Quest'anno era stato messo in guardia, ma lui, recidivo, è stato ribeccato con lo zaino pieno di merendine. La storia si metteva male per lui, a quel punto erano arrivati i giornali, tutti a scrivere bene di lui e di quell'idea semplice e perciò geniale. Ieri la telefonata bella: la Fondazione Einaudi, tra le più prestigiose fondazioni che diffondono il pensiero liberista in Italia, decide di premiarlo con una borsa di studio di 500 euro. «Ha applicato i principi del liberismo in modo perfetto» racconta a Il Giornale il presidente, Giuseppe Benedetto. In un Paese dove l'iniziativa privata è spesso ostacolata riteniamo che il ragazzo abbia messo in pratica molti degli insegnamenti di von Hayek ed Einaudi». «La borsa di studio non vuole premiare l'azione ma lo spirito di iniziativa» aggiunge Simone Santucci, capo della segreteria della Fondazione.

Sembrava che fosse arrivato il tempo del lieto fine. E invece no. Poche ore più tardi, Leonardo viene convocato a scuola. Il consiglio di classe si è riunito e ha deciso: 15 giorni di sospensione con l'obbligo di lavori socialmente utili. Ma c'è di più. Lo stesso consiglio ha chiesto una riunione al consiglio d'istituto «probabilmente per aumentare la pena», ipotizza il padre del ragazzo. «Non me lo aspettavo», dice Leonardo. «Mi daranno un mese? Ma è tanto, così perdo un sacco di giorni di scuola, è un disastro. Rischio l'anno». Leonardo è spaesato. È come se gli fosse sfuggito qualcosa.

«Un attimo, c'è dell'altro. Finita la sospensione la scuola mi farà fare uno stage promosso dall'unione industriali. Un imprenditore ha stanziato mille euro per un percorso formativo nella piccola media impresa. Ecco sì. Farò uno stage. Forse così mi hanno voluto punire ma anche un po' premiare».

Commenti

maurizio50

Sab, 03/12/2016 - 09:53

La scuola della CGIL vuole tutte pecore intruppate; guai a chi esce dal mucchio o non canta in coro. Sopratutto guai a chi fa valere propria individualità e spirito di iniziativa. Significherebbe la fine della sinistra!!