Le mani dei boss sulla Marina Arrestati tre ufficiali per truffa

Nel nuovo filone di «Mondo di mezzo» una nave fantasma e falsi rifornimenti. Il Viminale nomina la commissione per il Campidoglio

C'è anche una nave fantasma nell'inchiesta sulla mafia romana. Una nave cisterna, la Victory I, che risulta aver trasportato oltre 11 milioni di litri di gasolio destinati al deposito della Marina militare di Augusta, in Sicilia, mentre in realtà giace in fondo all'oceano Atlantico da quando è affondata nel settembre 2013. Una frode all'Erario che supera i sette milioni di euro, pianificata da alcuni soggetti legati agli esponenti di spicco di Mafia Capitale, che ha convinto la Procura di Roma ad aprire un nuovo filone di indagine su un presunto contrabbando di carburanti. Questo mentre il ministro dell'Interno Angelino Alfano comunica che il prefetto Giuseppe Pecoraro ha nominato la commissione d'indagine incaricata di verificare la sussistenza di condizionamenti criminali sul Comune di Roma. Sempre ieri il direttore de il Tempo Gian Marco Chiocci ha reso noto di essere indagato per favoreggiamento: «Sono tranquillissimo - ha detto - perché questa mia attività di favoreggiamento evidentemente consisterebbe nell'esercizio dell'attività di giornalista che svolgo da persona per bene da oltre 25 anni».

Il luogo dove la cricca della benzina si incontrava era il solito distributore di Corso Francia, quartier generale di Massimo Carminati&Co. Sei persone sono state arrestate dalla Finanza. I pm hanno scoperto un'associazione criminale specializzata in frodi nelle pubbliche forniture che attestava falsamente la consegna di milioni di litri di gasolio ai depositi siciliani della Marina grazie anche alla complicità di tre ufficiali. La Marina ha già annunciato che si costituirà parte civile. Tutto ruotava intorno ai contatti di Massimo Perazza, detto «Massimo il romanista» - già intercettato nell'inchiesta sull'ex Nar Carminati - con Roberto Lacopo, il gestore della pompa di benzina dove gli esponenti della mafia romana organizzavano incontri e strategie, finito in manette lo scorso 2 dicembre. Sulla carta il gasolio risultava consegnato, ma in realtà la Victory non era mai entrata in porto. Il carburante era fornito documentalmente da una ditta danese riconducibile a Lars P. Bohn, titolare di un appalto con l'amministrazione della Difesa e ora raggiunto da un'ordinanza di custodia, con la complicità di due società italiane, la Global Chemical Broker srl di Massimo Perazza e la Abac Petroli di Andrea d'Aloja, anche loro in manette. I tre ufficiali della Marina che fungevano da contatto con la pubblica amministrazione militare sono invece il capitano di Corvetta Mario Leto e il primo maresciallo Sebastiano Di Stefano, operativi presso il porto di Augusta, arrestati con l'accusa di aver predisposto la falsa documentazione necessaria alla realizzazione delle forniture fittizie. Altri due appartenenti alla Marina, i marescialli Salvatore De Pasquale (indagato) e Salvatore Mazzone (arrestato) attestavano falsamente l'avvenuta consegna del carburante. Al tecnico chimico Francesco Ippedico, indagato a piede libero, spettava certificare la qualità del prodotto mai consegnato. Nel sottolineare la spregiudicatezza dell'organizzazione il gip sottolinea il «rilevantissimo danno economico per le finanze pubbliche» provocato dai truffatori «in un tempo di forti restrizioni alla spesa e imposizione di gravosi sacrifici alla collettività».