Le mani dei pm sul Senato: grillini indagati per la rissa

Roma apre un fascicolo sulla bagarre durante la fiducia allo Sblocca Italia. L'accusa: attentato agli organi costituzionali. L'ira di Grasso: «Così violate le prerogative dei parlamentari»

Di più, Buemi s'inerpica sui tornanti della recente storia spagnola: «O forse vogliamo aspettare che arrivi un tenente -colonnello Tejero con la pistola in aula, prima di chiamare i magistrati», evocando l'ufficiale della Guardia Civil protagonista nel 1981 dell'assalto a mano armata alle Cortes.

Questa volta il governo Renzi aveva messo la fiducia e i grillini avevano provato a bloccare lo Sblocca Italia al momento della conta. Il Senato aveva già sanzionato i parlamentari turbolenti, ma ora entra in campo anche la magistratura. E Grasso sbarra subito la strada agli ex colleghi, sbandierando norme e regolamenti: «Ho scritto al procuratore della Repubblica per affermare il difetto assoluto di giurisdizione della magistratura ordinaria sui comportamenti dei senatori nell'esercizio delle loro funzioni e prerogative costituzionalmente garantite». Insomma, la magistratura non può entrare a Palazzo Madama per valutare quel che è accaduto. Il codice penale deve rimanere fuori dal perimetro del parlamento come ha ribadito anche la conferenza dei capigruppo, consultata dalla seconda carica dello Stato. Stop ai pm, dunque: Palazzo Madama non ha bisogno della stampella giudiziaria.

Geometrie istituzionali. I Cinque stelle rispondono a tono e provano a capitalizzare l'inchiesta che li trasforma in vittime del sistema. «Questa è l'Italia - s'indigna il senatore Alberto Airola - se fai opposizione oggi ti arrestano. La procura di Roma ha aperto un fascicolo contro di noi perché abbiamo protestato in aula. Siamo indagati per un atto politico, tutto è partito da un esposto di 10 senatori fenomeni». E Airola cita, fra gli altri, Carlo Giovanardi, veterano di Ncd, Enrico Buemi, il supercraxiano Lucio Barani. «Ci mandate i carabinieri in aula? - si chiede in conclusione Airola - E che vengano pure, sono pronto».

Sul filo del sarcasmo Luigi Di Maio, vicepresidente grillino della Camera: «I partiti ci hanno denunciato per attentato agli organi costituzionali. No so se ridere o piangere. Resta il fatto che denunciano noi e arrestano sempre loro». Quei parlamentari che la claque grillina vedrebbe bene in manette.