Manovra assurda: varata con numeri ballerini

Roma Ancora giallo sui conti della legge di Stabilità. Nonostante il testo sia stato bollinato e consegnato al Parlamento, ieri è scoppiata una guerra di cifre sulle tabelle, quindi sulle risorse che la manovra sposta in termini di entrate e uscite. Si è «ristretta la manovra», ha ironizzato il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta. Ed effettivamente nelle tabelle che circolavano ieri mattina, alcune anticipate da organi di stampa, la legge di Stabilità si presentava con cifre più risicate rispetto a quelle del penultimo Consiglio dei ministri, a partire dai tagli alle spese.

Le famose limature durate nove giorni, tra passaggi al Quirinale e correzioni a matita rossa da parte della Ragioneria generale dello Stato, hanno lasciato il segno e complicato i calcoli anche per via XX Settembre. Nelle bozze di ieri i 36 miliardi della versione appena uscita da Palazzo Chigi erano diventate 31 miliardi. Ridotta la parte di manovra fatta in deficit, che da 10 sembrava essere scesa a 6 miliardi di euro. Novità interpretata come un cedimento precoce alle richieste di Bruxelles che pretende una correzione più consistente del deficit strutturale rispetto allo 0,1%, proposto da Roma.

In serata la precisazione del ministero dell'Economia. Il testo del ddl c'è, le tabelle ancora no, ma sono spuntate delle stime sugli effetti finanziari della manovra. Informazione provvisoria. «La nota tecnico-illustrativa è in via di completamento e questi dati approssimati verranno pubblicati corredati del dettaglio che contribuisce a comporre i saldi», si leggeva ieri sera nel sito del dicastero. Tutto provvisorio, quindi. Gli interventi previsti dalla legge di stabilità 2015 sono confermati a 36,2 miliardi. Le coperture necessarie trovate dal governo sono pari a 25,8 miliardi. Il saldo, pari a 10,4 miliardi, è invece coperto in deficit. Le minori spese sono pari a 16,1 miliardi. Le maggiori entrate 9,6 miliardi. Per quanto riguarda le tasse, il saldo, quindi la riduzione effettiva, è di 5 miliardi di euro. Il saldo delle spese è 5,4 miliardi. Restano in piedi tutte le clausole di salvaguardia. Dal 2016 la legge di Stabilità ha innescato una bomba a orologeria, con aumenti dell'Iva insostenibili. Tanto che ieri il dicastero ha twittato una rassicurazione destinata a consumatori e commercianti sul piede di guerra. «L'impegno politico è per il non aumento dell'Iva», ha assicurato il ministero di Pier Carlo Padoan. Precisazioni anche sugli 80 euro mensili per i nuovi nati. «Nessun bebè sarà escluso» dal bonus per ogni nato dal 2015 al 2017. E i 202 milioni stanziati «copriranno ampiamente la richiesta», hanno precisato fonti del ministero. Se gli stanziamenti non saranno sufficienti, il fondo sarà rifinanziato.

Nonostante il passaggio in Ragioneria e la trattativa con la Commissione Europea, c'è chi non ci crede. E chi, addirittura, prevede un punto di Iva in più già a partire dal 2015 a causa delle previsioni di crescita troppo ottimistiche del governo (ieri lo ha detto il centro studi ImpresaLavoro).