Manovra, conti taroccati. Tria e Conte attaccano: "L'Ue? Non sa leggere"

Il ministro: "Analisi disattenta e parziale". Il premier: "Le riforme ci faranno crescere"

Dinanzi alla sequela di bocciature della manovra da parte della Commissione Ue e del Fondo monetario internazionale, i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, hanno evitato di associare il proprio profilo pubblico a una questione che potrebbe determinare impopolarità. È toccato così al ministro dell'Economia Giovanni Tria e al premier Giuseppe Conte confutare le tesi di Bruxelles e di Washington.

«Le previsioni della Commissione europea derivano da un'analisi non attenta e parziale del Documento programmatico di Bilancio, della legge di Bilancio e dell'andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall'Italia», ha chiosato il titolare del dicastero di Via XX Settembre imputando all'esecutivo comunitario un pregiudizio anti-italiano senza entrare nel merito. Al contrario, Tria ha accusato la Commissione di non aver saputo leggere bene i dati presentati. «Ci dispiace constatare questa défaillance tecnica che non influenzerà la continuazione del dialogo costruttivo con la Commissione in cui è impegnato il governo italiano». In conclusione, viene confermato l'obiettivo di deficit al 2,4% che «il Parlamento italiano ha autorizzato» e «che il governo è impegnato a rispettare». Sovranità batte matematica uno a zero.

Occorre, però, precisare come tra le righe di una presa di posizione «dettata» dall'appartenenza a una compagine populista, il ministro dell'Economia abbia voluto evidenziare come l'impegno a non far salire il deficit oltre l'asticella prestabilita del 2,4% sia preminente nell'ottica di Tria. Come già affermato nelle scorse settimane, l'attuazione della manovra sarà condizionato al rispetto di quel tetto e, dunque, le varie misure potrebbero portare con loro una data di scadenza.

Di natura diversa la replica del primo ministro. «Le previsioni sottovalutano l'impatto positivo della nostra manovra economica e delle nostre riforme strutturali: andiamo avanti con le nostre stime sui conti pubblici, sulla crescita che aumenterà e sul debito e il deficit che diminuiranno», ha rincarato la dose il presidente del Consiglio sottolineando che «non ci sono i presupposti per mettere in discussione la fondatezza e la sostenibilità delle nostre previsioni» e che «riteniamo assolutamente inverosimile qualsiasi altro tipo di scenario sui conti pubblici». Il deficit, secondo il governo, diminuirà con la crescita cui daranno impulso «le riforme strutturali che mettiamo in campo» (centri per l'impiego, semplificazione del codice degli appalti, processo civile).

L'opposizione, ovviamente, ha criticato aspramente la gestione del governo che si è messo in condizione di ricevere dure reprimende a fronte di una situazione potenzialmente meno critica del passato. «Paradossalmente, la Commissione è stata persino troppo clemente con l'Italia, sovrastimando la crescita», ha dichiarato Renato Brunetta di Forza Italia evidenziando che «se nel prossimo trimestre il Pil dovesse aumentare meno del +0,1%, la crescita annuale non sarà superiore al +1%» e «la conseguenza sarà che il rapporto deficit/Pil sfonderà la soglia del 3% già il prossimo anno». si tratta delle medesime considerazioni effettuate a Bruxelles ma il responsabile Politica economica di Fi ha rimarcato che «con dei buoni a nulla ma capaci di tutto al potere, la via Crucis per gli italiani sarà ancora lunga».

L'economista Luigi Marattin, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera, ha invece rilevato che lo sfondamento del tetto del deficit «significa che quando arriverà una recessione non avremo lo spazio fiscale per reagire e per difendere redditi e occupazione». Meno pessimista il Centro studi Economia reale dell'ex viceministro Mario Baldassarri che ritene raggiungibili gli obiettivi di finanza pubblica pur evidenziando che «gli effetti positivi della manovra si esauriranno al 2020». Da qualunque lato la si guardi c'è sempre una data di scadenza.