La manovra della fronda Pd: far perdere Renzi nei Comuni

Il sospetto dei fedelissimi: la minoranza vuole rompere per provocare la sconfitta alle amministrative. Ira del premier: «Giocano allo sfascio»

D ietro il polverone post-primarie, gli uomini di Matteo Renzi vedono delinearsi una manovra precisa: «C'è il tentativo di utilizzare le amministrative per dare la spallata al premier», ragiona un renziano di prima fascia. «Hanno fretta perché sanno che è l'ultima occasione: se Renzi vince il referendum e va a votare con l'Italicum, non ce n'è più per nessuno». Soprattutto per la minoranza Pd, che teme di essere spazzata via quando si tratterà di formare le liste elettorali.Gran parte della vecchia classe dirigente ex Pci si ritrova unita dall'avversione per il giovane leader che li ha rottamati: «Renzi è come Berlusconi. Bisogna fermarlo: è un pericolo per la democrazia», dice Massimo D'Alema. «Non se ne può più di lui», sospira Walter Veltroni. L'ex segretario Pier Luigi Bersani non è da meno, e rilascia interviste in cui non solo definisce «legittima» la eventuale candidatura anti-Pd di un esponente Pd come Massimo Bray a Roma (che però si è già tirato indietro), ma prende pure le distanze dal candidato che ha vinto le primarie: «Giachetti? Di lui non parlo».Il tentativo è di provocare la sconfitta degli aspiranti sindaci renziani ovunque sia possibile, creando candidature alternative e liste che spacchino l'elettorato di sinistra, togliendolo al Pd: a Roma, dove Ignazio Marino vuol rilanciarsi in pista con il supporto di Sel e con un obiettivo dichiarato, che un suo supporter spiega così: «Riusciremo ad impedire a Giachetti di andare al ballottaggio», assicurando così la vittoria ai grillini o al centrodestra. A Milano, dove - dopo il «niet» dell'ex pm Gherardo Colombo - si è alla disperata ricerca di un altro nome di sinistra da contrapporre a Sala (a tutto vantaggio del candidato berlusconiano Stefano Parisi, ma pazienza). E a Napoli, dove una parte dei suoi sostenitori (inclusi anche esponenti della fronda dalemiana) spingono perché Antonio Bassolino rompa con il Pd, seguendo il modello Cofferati, e corra contro la candidata ufficiale del Pd. Ma Bassolino sembra, per ora, resistere. Per domani ha convocato un'assemblea dal titolo «Napoli riparte», ma ospite a Otto e mezzo esclude una sua candidatura in solitaria: «Lo chiederò alla città. Io mi candido, quando mi candido, per vincere non per dare fastidio a qualcuno. Questo lo lascio fare a altri». Di certo, però, Bassolino vuol tenere «aperto il caso Napoli», e «ottenere giustizia» rispetto a primarie «falsate» da brogli. E infatti presenterà un nuovo ricorso perché «la decisione con cui è stato respinto il primo è del tutto illegittima».Il clima complessivo però è da resa dei conti. Oggi si apre in Umbria la tre giorni anti-renziana promossa da Roberto Speranza, che vuol lanciare la propria candidatura alla segreteria Pd contro il premier. Ci saranno Bersani, D'Alema, Pisapia, i fuoriusciti dal Pd come Stefano Fassina, i dirigenti di Sel. Alla vigilia, però, l'ex competitor di Renzi allo scorso congresso, Gianni Cuperlo, rompe il fronte anti-premier e rivolge alla minoranza un appello alla «lealtà» e al sostegno dei candidati Pd, ricordando che «certe patologie delle primarie non nascono certo con Renzi, ma vengono da ben prima» (cioè dalla gestione Bersani), e che è «strumentale» usarle ora contro il segretario Pd.Il quale finora è rimasto in silenzio, ma ha intenzione di romperlo domenica, con un intervento pubblico alla scuola Dem contro una minoranza interna che «non ha un'idea, non ha un progetto alternativo, non ha un disegno politico ma sa fare una sola cosa: giocare allo sfascio».