Maria sparita tre anni fa: tre arresti

Per la morte di Francesco in cella il nipote del boss

Sono stati uccisi e i loro corpi nascosti. Svolta nel giallo dell'imprenditrice Maria Chindamo, 42 anni, sparita tre anni fa senza lasciare traccia, e del 26enne Francesco Domenico Vangeli, di cui non si hanno notizie dallo scorso ottobre.

Si è scoperto che entrambi sono vittime di «lupara bianca». Gli assassini di Maria ancora non sono stati individuati, ma i loro complici sì. Si tratta di Salvatore Ascone, 53 anni di Limbadi, detto «U Pinnularu», dell'operaio romeno Cheorge Laurentiu Nicolae, 30 anni e di un nipote di Ascone, all'epoca minorenne. Avrebbero manomesso le telecamere di videosorveglianza, che avrebbero potuto registrare l'aggressione della donna la sera precedente alla sparizione. È stato l'analisi dei file di log del sistema di videosorveglianza, che ha svelato le manomissioni, che confermerebbero che la morte della donna era stata studiata nei minimi dettagli. La conferma dei sospetti degli investigatori è arrivata poi dalle parole dal pentito del clan Mancuso, Emanuele, figlio di Pantaleone «l'Ingegnere» uno degli elementi di vertice del potente casato mafioso di Limbadi. Per gli investigatori la donna sarebbe stata aggredita non appena scesa dall'auto di fronte alla sua proprietà a Montalto di Limbadi e caricata con la forza da uno o più soggetti su un altro mezzo, con cui gli autori si sarebbero poi allontanati. Le tracce ematiche dimostrano una colluttazione avvenuta in più fasi. E forse sarebbe stata data in pasto ai maiali. Il movente potrebbe essere legato al fatto che a Maria non sarebbe stato perdonato il suicidio del marito, Ferdinando, che non accettava la fine della relazione con lei e non accettava di intraprendere la strada del divorzio.

Per la morte e la sparizione di Vangeli, 26 anni, invece, la procura antimafia di Catanzaro, ha arrestato Antonio Prostamo, 30 anni, nipote del boss Nazzareno Prostamo. Francesco sarebbe morto perché la sua fidanzata, in un periodo di crisi, aveva flirtato con Prostamo, ma poi era tornata da lui. Il mafioso, con il pretesto di un lavoro da fargli fare, la realizzazione di un tavolo in ferro battuto, avrebbe avvicinato Francesco e lo avrebbe ferito a colpi di fucile. Poi, morente, l'avrebbe rinchiuso in un sacco e gettato nel fiume. Ora è caccia ai complici del killer, a partire dal fratello Giuseppe.