Marni, sobria anche con gli spacchi

Date alle donne occasioni adeguate ed esse potranno fare tutto, diceva Oscar Wilde. Persino esercitare l'arte di creare moda per altre donne, amandole e rispettandole. «Mi ha ispirato una femminilità severa, mai leziosa, tagliata a misura di una donna senza regole eppure precisa nelle sue scelte» diceva ieri Consuelo Castiglioni prima di far sfilare un'impeccabile collezione Marni, spogliata di ogni sovrastruttura e decorazione eppure sublime nella sua grafica consistenza. Una nuova dialettica fra le due anime di una donna contemporanea sottolineata dal rapporto fra tessuti maschili, come il melton e linee molto femminili oppure tessuti femminili come il broccato usato in forme maschili. Il tutto glorificato nella nuova silhouette lunga e sottile con il punto vita segnato da alte cinture in cuoio. Bandita ogni rigidità attraverso tagli e asimmetrie negli orli, vincevano le sovrapposizioni armoniose di pezzi che partendo dai colli dolcevita vedevano tuniche tipo casule su gonne a pannelli o lunghe vesti spalancate sui fianchi. Preziose e sfumate, ispirate al mondo vegetale, le stampe così com'era organica la palette dei colori in una raffinata combinazione di marroni, antracite, ocra e accenni di rosso. Indimenticabili il cappotto rosa e le borsine portate a bandoliera. Immenso e poetico anche l'immaginario di Angela Missoni che ieri suggeriva una nuova consapevolezza del corpo attraverso l'uso di speciali lavorazioni con effetti di pietre, marmi, legni fusi nei grafismi e nelle fantasie. Ovvero la maestria nel trasformare materie pregiate e tecnologiche - vedi un inedito doppio jacquard reversibile - in deliziose giacche e spolverini. Belli anche i cappotti di lana cotta in una liquefazione di colori soft come i grigi, i rosa e i verdino. Lunghi abiti di maglia con effetti di trasparenza e brevi minidress con tagli orizzontali facevano pensare alle silhouette body conscious dell'artista Vanessa Beecroft. Un modo per guardare avanti senza dimenticare la storia. Come ha fatto Zhu Chongyun, la tycoon cinese laureata in ingegneria che ha acquisito il marchio Krizia e ne ha deciso il rilancio proponendo la visione avveniristica dei tratti iconici del brand fondato da Mariuccia Mandelli. Fra silhouette strutturate ma mai rigide, si coglievano rimandi all'occhio dell'animale - portafortuna di ogni collezione della maison milanese - in dettagli o in lievi suggestioni contemplate nei tessuti prodotti in Italia. Fra le stiliste che celebrano le donne come colonne portanti della società, c'è Laura Biagiotti. «Quello della moda è un lavoro molto duro ma è giusto spendere la propria vita nelle cose che si amano» diceva la stilista romana che a luglio festeggerà i 50 anni della maison dopo aver fatto sfilare maglie e abiti lavorati con punti e intrecci scolpiti come bassorilievi in una magnifica palette di colori: le sfumature di Roma, dal rosa all'ocra fino all'arancio dei tramonti sui Fori.