Marocco alle urne con l'incubo islamista

I Fratelli musulmani, finanziati dai sauditi, potrebbero vincere e minare fragili equilibri

Nel Paese del disordine organizzato mancano i dati ufficiali, ma la vittoria del partito islamista Giustizia e Sviluppo sembra profilarsi all'orizzonte in un Marocco che ieri è tornato alle urne (27 partiti, 7mila candidati) per la seconda volta dopo la riforma della Costituzione del 2011 voluta dal re Mohammed VI. Una carta che si propone di offrire maggiori garanzie democratiche e di indipendenza all'esecutivo. Abdel Ilah Benkirane, il premier uscente, si preparerebbe a ottenere la maggioranza relativa dei seggi in Parlamento, anche se rispetto agli entusiasmi di cinque anni fa la deriva integralista crea preoccupazioni. Secondo quanto sostiene il Partito (laico) dell'Autenticità e della Modernità (Pam), Benkirane avrebbe candidato imam e personaggi discutibili, in qualche maniera riconducibili a frange non così lontane dall'Isis.

«È più pericoloso di Erdogan - ha sostenuto fino alla vigilia il leader di Pam Ilyas El Omari, 48enne che legge Nietzsche, Freud e Sartre e che si dichiara osservante senza isterismi - di questo passo il Marocco diventerà un laboratorio di integralismo come l'Egitto di Morsi». Per El Omari è inconcepibile che il monarca consenta ai Fratelli Musulmani «di occupare seggi in Parlamento quando in Egitto sono stati considerati dei fuorilegge. Dobbiamo limitare l'ingerenza dell'Arabia Saudita che anche da noi finanzia la fratellanza». Nella nuova carta costituzionale, il ministro degli Interni (Mohammed Hassad, era quello uscente) risponde in via esclusiva al re, bypassando il capo dell'esecutivo. Per il resto Benkirane ha avuto, e probabilmente avrà, carta bianca.

Scenari che non possono lasciare indifferente l'Italia, a stretto contatto proprio con le autorità marocchine nella lotta al terrorismo jihadista. Nell'ottobre del 2014 il Giornale raccolse le rivelazioni di Mohamed Yassine Mansouri, capo dell'intelligence di Rabat.

L'uomo parlò di cellule pronte a colpire nella metropolitana di Milano, così come nella basilica di Sant'Antonio a Padova e in quella di San Petronio a Bologna. «La cellula era marocchina e interagiva con alcuni fiancheggiatori in Italia. Siamo riusciti a fare un buon lavoro. Il gruppo è stato messo nelle condizioni di non nuocere», disse. Il contesto del terrorismo in Marocco è in continua evoluzione, soprattutto dopo l'attentato del 2011 al Caffè Argana di piazza Jemaa El Fna a Marrakech, che provocò la morte di 16 persone. Da quel giorno a oggi sono state neutralizzate 178 cellule, arrestate 3.213 persone e soprattutto bloccato sul nascere almeno 300 attentati.

In attesa dei risultati, che inizieranno ad avere ufficialità stamattina, ci si affida a internet. I social si sono mobilitati e dalla rete fanno capolino migliaia di pollici viola, la prova ad inchiostro del voto consegnato alle urne. «Io ho votato e tu?», si legge su alcune pagine tematiche di Facebook, anche se tra i quasi 16 milioni di aventi diritto al voto (l'astensionismo l'ha fatta da padrona) mancano i marocchini che risiedono all'estero. I sondaggi rivelano che in larga misura avrebbero scelto Pam per essere rappresentati al Parlamento. «Invece l'hanno fatto solo per procura - denuncia El Omari - e non è detto che le loro preferenze siano state rispettate».