Massacra l'ex moglie e nasconde il cadavere

La badante serba era scomparsa da aprile L'uomo, un suo connazionale, ha confessato

Marino Smiderle

Il delirio omicida degli uomini che ammazzano le donne stavolta fa inorridire Trieste. Ma se non ci fosse stata l'intuizione dei poliziotti della squadra mobile, guidati da Marco Calì, la vittima n° 59 di questo tragico crescendo di violenza sarebbe rimasta fuori dalla statistica. Invece nell'appartamento da cui Slavica Kostic, 38 anni, badante serba a servizio in una famiglia del capoluogo giuliano, era scomparsa il 26 aprile scorso, gli investigatori, con la collaborazione della polizia scientifica interregionale di Padova, hanno usato la tecnica del luminol: le stanze apparentemente linde hanno «restituito» le pozze di sangue che l'esame del dna ha stabilito essere della donna uscita evidentemente cadavere dalla stessa abitazione. Gli agenti di Calì sono partiti da questo dato certo per stringere il cerchio sul principale sospettato, Dragoslav Kostic, 61 anni, anche lui serbo, marito separato della donna. Che, messo di fronte a prove inoppugnabili, alla fine ha confessato, indicando anche il luogo dove aveva gettato il cadavere, la discarica di rifiuti della città carsica di Kreplje, in Slovenia.

A dare il primo allarme un mese e mezzo fa erano state la nipote e la figlia 17enne. Dopo un'ultima telefonata effettuata poco prima delle 22 il 26 aprile, di Slavica Kostic si erano perse le tracce. Non rispondeva più al cellulare, sempre spento, e non si faceva sentire, cosa assolutamente non da lei, universalmente riconosciuta come madre premurosa e lavoratrice affidabile e instancabile.

La donna viveva per gran parte del tempo nella casa della famiglia dove prestava servizio e utilizzava l'appartamento triestino nei giorni di riposo. L'ex marito aveva lavorato come muratore a Trieste per un periodo e poi era tornato in Serbia. Le indagini non potevano che partire dalla casa in cui era stata vista per l'ultima volta. Era tutto a posto, neanche un filo fuori posto. Scomparsa nel nulla? Fuga volontaria? Impossibile. Né la figlia né la famiglia davano credito a questa ipotesi. Piuttosto spuntavano i vecchi dissapori con l'ex marito, quella casa di Trieste comprata insieme ma intestata a lei, la fine di un rapporto complicato.

L'utilizzo del luminol ha trasformato il corridoio pulito della casa in un mattatoio pieno di macchie fluorescenti. Tracce di sangue, tanto sangue. Quanto basta per capire che la badante aveva fatto una brutta fine. E a ucciderla non poteva che essere stato l'ex marito, come poi hanno ricostruito, al termine di un'indagine accurata e certosina, gli agenti della mobile di Trieste. È bastato controllare il traffico telefonico del muratore e i suoi passaggi autostradali, che dimostrano il suo arrivo a Trieste proprio nel giorno della scomparsa. Lui ha tentato di difendersi, ha detto che non si era mai mosso dalla Serbia, sostenendo che la sua auto aveva preso fuoco. In realtà era stato lui stesso a incendiarla, in un maldestro tentativo di cancellare prove e tracce. Alla fine è crollato. E dopo la confessione ha portato gli agenti nella discarica slovena dove si era liberato del cadavere, ritrovato in avanzato stato di decomposizione. Il sostituto procuratore Matteo Tripani ha disposto il fermo di indiziato per il muratore.