Mattarella firma la manovrina. E ora Padoan attacca Renzi

Dal Colle ok al decreto con 5 miliardi di tasse in più. Il ministro stoppa l'ex premier: "Il governo durerà"

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto correttivo dei conti pubblici che è stato appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale con contestuale trasmissione alle Camere. Oltre al ritardo nella consegna del testo sulle valutazioni del capo dello Stato ha contato anche la natura «omnibus» del decreto. Al Colle non è piaciuta la scelta di infilare nella manovrina anche le giuste misure per la ricostruzione post-sisma nonché le norme per facilitare l'attrazione degli investimenti.

Ma più che l'irritazione poté lo stato di necessità del Paese, esposto agli strali di Bruxelles. Il decreto, come già emerso nei giorni scorsi, prevede sostanzialmente l'incremento di 3,1 miliardi di entrate quest'anno per riportare il deficit/Pil al 2,1% e di 5 miliardi nel triennio 2018-2020. L'incremento è tutto fiscale: dallo split payment del'Iva che sottrae liquidità a imprese e professionisti, all'aumento delle accise sui tabacchi passando per il raddoppio della tassa sulle vincite e alla stretta sulle compensazioni e sulle agevolazioni fiscali per aziende e autonomi. A fronte di questa mazzata c'è un mini-sconto delle clausole di salvaguardia su Iva e accise per il 2018 che scendono da 19,1 miliardi a 14,6, tutti da trovare per evitare l'aumento delle aliquote dell'imposta sul valore aggiunto dal 22 al 25% e dal 10 all'11,5% dal primo gennaio.

Tra le novità, sfuggite ai rumor circolati in questi giorni, c'è da segnalare la cancellazione dell'articolo che prevedeva l'esenzione di Imu e Tasi per le piattaforme di trivellazione. Si tratta di 300 milioni che «sono già considerati nei bilanci dei Comuni», ha esultato il presidente Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro. Saltata anche l'esenzione Iva per i servizi di vitto e alloggio predisposti dalle Regioni per gli studenti universitari. Un altro segnale di come a Via XX Settembre stiano raschiando il fondo del barile. Ha trovato, invece, spazio la norma «salva-Flixbus»: si cancella la disposizione del Milleproroghe che imponeva la concessione delle autorizzazioni soltanto alle imprese che come principale attività svolgono il servizio di trasporto su strada, escludendo di fatto la piattaforma online che noleggia gli autobus dai piccoli operatori privati.

Al di là dei dettagli, però, ciò che appare evidente è la contrapposizione sempre più accentuata tra il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, e la sua maggioranza, impersonata dal leader Pd, Matteo Renzi. Non a caso, con un'intervista a Bloomberg Tv il titolare del Tesoro ha inviato un messaggio chiaro all'ex premier. La legislatura «dovrebbe terminare a febbraio, il governo presume di non finire il suo lavoro prima e questa è la ragione per cui l'esecutivo ha ancora un'ambiziosa agenda di riforme», che si accompagna alle misure di aggiustamento di bilancio e a sostegno della crescita, ha dichiarato Padoan aggiungendo che «sulle privatizzazioni non ci sono cambiamenti» anche perché queste non implicano che «il governo o lo Stato rinuncino al controllo sulle società».

Il ministro ha affrontato tutte le tematiche sulle quali Renzi aveva posto (o aveva cercato di porre) un veto. Non è un mistero che Renzi non voglia intestarsi manovre lacrime e sangue (nella campagna per la segreteria ha promesso nuovi sgravi alle famiglie) auspicando elezioni anticipate. Così come non è un mistero che le privatizzazioni non gli piacciano. Ma su queste, come sulle clausole di salvaguardia, ci sarà da battagliare.

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