Mattarella va al braccio di ferro Renzi resta finché lo decido io

Il Colle «congela» il premier che voleva l'addio immediato L'ipotesi Franceschini per un esecutivo a guida democrat

Un braccio di ferro lungo e difficile. Non tanto nei toni usati nei due faccia a faccia che si sono tenuti ieri al Quirinale, quanto nel merito della questione. D'altra parte, Sergio Mattarella e Matteo Renzi hanno ricette diametralmente opposte per risolvere la crisi in corso ed è dunque comprensibile che il confronto tra i due non sia propriamente sereno. Il premier, infatti, avrebbe voluto uscire di scena rapidamente, tanto che già domenica notte aveva annunciato le sue dimissioni. Una tempistica che il capo dello Stato pare non aver fatto gradito, considerandola troppo precipitosa e poco rispettosa del timing istituzionale. Insomma, una «forzatura» per cercare di mettere il Colle davanti al fatto compiuto.

Che Mattarella non veda di buon occhio uno show down non è infatti un mistero. Anzi, più volte il presidente della Repubblica ha fatto sapere di voler garantire prima di tutto la stabilità del Paese. L'accelerazione di Renzi, dunque, è stata interpretata come una mossa da «irresponsabili» e ha reso il confronto tra i due - soprattutto nel faccia a faccia che si è tenuto in mattinata - piuttosto franco.

Per Mattarella, infatti, in questo momento è prioritario che venga approvata la legge di Stabilità, che ha avuto il via libera della Camera ma aspetta quello del Senato che non potrebbe però arrivare con un governo dimissionario. In questo senso, proprio ieri il capo dello Stato ha dato rassicurazioni all'Europa nel corso di un lungo colloquio con il presidente della Bce Mario Draghi. Ecco perché, quando Renzi sale sul Colle per la seconda volta nel tardo pomeriggio e ribadisce la sua intenzione di dimettersi, Mattarella - così recita il comunicato del Quirinale - gli chiede di «soprassedere alle dimissioni» per «completare l'iter parlamentare della legge di bilancio» onde «scongiurare i rischi di un esercizio provvisorio».

Dimissioni congelate, insomma. E Renzi di fatto costretto a restare in carica suo malgrado. Una scelta sofferta, al punto che il braccio di ferro tra i due è anche sui tempi. Il Colle, infatti, avrebbe preferito una fase di transizione di almeno due settimane, così da approvare non solo la legge di Stabilità ma anche il decreto sul terremoto (che deve ancora avere il via libera della Camera). Il premier, però, pare che sul punto non abbia voluto sentire ragioni, convinto che ogni giorni di più trascorso in quel di Palazzo Chigi sia per lui una iattura. «Non voglio passare per quello attaccato alla poltrona, con i grillini che ogni giorno mi rinfacciano di non essermi ancora dimesso», è il senso del ragionamento fatto a Mattarella. Ecco perché il congelamento non dovrebbe durare molto: i giorni necessari ad un via libera della legge di Bilancio con una fiducia per così dire tecnica e poi via con le consultazioni ufficiali.

Quelle ufficiose, invece, sono già abbondantemente iniziate. Non solo quelle di Mattarella visto che ieri si è registrato un certo via vai anche a Palazzo Giustiniani, dove in molti sono andati a trovare nel suo ufficio il senatore a vita Giorgio Napolitano. Nelle ultime ore, invece, in ambienti dem è iniziata a circolare la voce di un possibile governo a guida Dario Franceschini. La cosa pare sia oggetto di trattativa, con Renzi che non avrebbe del tutto chiuso la porta. Tra i due, è noto, non corre buon sangue, soprattutto dopo che negli ultimi mesi il ministro dei Beni culturali non ha perso occasione per affondare colpi sul leader del Pd. Franceschini, però, sarebbe un nome gradito al capo dello Stato, visto che i due hanno un lungo e cordiale rapporto di stima reciproca. E per Renzi sarebbe una garanzia anche in vista della resa dei conti interna al partito, che inizierà già domani durante la direzione nazionale. Dare il placet ad un governo Franceschini, infatti, avrebbe necessariamente come contropartita una sorta di pacificazione dentro il Pd.