La May: «Chi vive in Gb da 5 anni potrà restare»

Pronto uno status speciale per i cittadini Ue. Ma la premier vuole gli stessi diritti dall'Europa

Matteo Basile

Brexit ma non troppo. O almeno con qualche conseguenza in meno per chi la scelta del popolo britannico l'ha di fatto subita, ovvero chi vive e lavora su suolo britannico senza essere suddito di sua maestà. E che, a quanto pare, potrà continuare a farlo. L'uscita del Regno Unito dall'Unione europea ha causato non solo problemi di immagine per la Ue e per la stessa Gran Bretagna ma anche notevoli problemi tecnici. Di natura economica e commerciale in primis ma anche «umana». Che fare dei lavoratori che si sono trasferiti a Londra e in Gran Bretagna in questi anni? Quali diritti concedere a loro dopo l'uscita dall'Unione? Dopo tante discussioni qualcosa sembra muoversi e in ottica garantista. Gli oltre 3 milioni di cittadini originari dei Paesi membri dell'Unione che vivono nel Regno Unito infatti potranno restarvi godendo dei loro diritti anche dopo la Brexit.

È quanto avrebbe deciso la premier britannica Theresa May che, secondo una fonte governativa britannica, si sarebbe personalmente presa questo impegno. La premier, però, respinge la richiesta di Bruxelles che vorrebbe competente per i diritti di quei cittadini la Corte di Giustizia europea. Per May quindi «solo i nostri rispettabilissimi tribunali» potranno risolvere le questioni che riguardano questi residenti Ue nel Regno Unito.

Secondo quanto finora filtrato nella proposta formulata dalla premier britannica, ai cittadini dell'Ue che vivono in Gran Bretagna da almeno cinque anni sarebbe concesso lo status di «Ue settled» che garantirebbe il diritto di soggiorno, assistenza sanitaria, istruzione e altri vantaggi anche dopo la Brexit. Non è chiaro però quale sarebbe la «data di scadenza» prefissata per accedere a questo particolare status. Sembra comunque garantito una sorta di periodo cuscinetto definito «periodo di grazia», che concederebbe una proroga di per regolarizzare il proprio status. La May ha voluto chiarire però che questa proposta sarà effettivamente adottata solo se gli stessi diritti saranno concessi ai cittadini britannici che si trovano in altri Stati dell'Ue. Il che prevede un accordo tra tutti gli Stati membri e, di fatto, lascia del tutto aperta la pratica.