Mazzette Eni ai nigeriani, indagini chiuse Verso processo

Milano La Procura di Milano invia l'avviso di chiusura delle indagini a 11 persone fisiche e due persone giuridiche nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte tangenti pagate in Nigeria da Eni e Shell per ottenere una concessione petrolifera da un miliardo. L'atto dei pm prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Tra gli indagati ci sono l'attuale ad di Eni Claudio Descalzi, il suo predecessore Paolo Scaroni e l'uomo d'affari Luigi Bisignani. L'accusa è di corruzione internazionale. Indagati anche i due gruppi per violazione della legge 231 del 2001 sulla responsabilità delle società per i reati commessi dai propri dipendenti.

Nell'avviso si legge che Scaroni «diede il placet all'intermediazione di Obi proposta da Bisignani invitando Descalzi ad adeguarsi». I pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro ricostruiscono così i ruoli dell'ex ad e dell'allora dg della Divisione expolation & production nella presunta corruzione dei politici nigeriani per l'acquisto del giacimento «Opl-245». Secondo la Procura, il nigeriano Emeka Obi e Bisignani sarebbero stati tra i mediatori dell'operazione che avrebbe portato Eni e Shell a versare nel 2011 una mazzetta di 1 miliardo e 92 milioni di dollari ai politici locali, tra cui l'ex ministro del petrolio Dan Etete. Una fetta della tangente, circa 215 milioni, se non fosse stata sequestrata nel 2014 dalla magistratura di Gran Bretagna e Svizzera, sarebbe servita a pagare tra gli altri proprio Obi e Bisignani. I magistrati scrivono che Scaroni sarebbe stato «costantemente informato da Descalzi nell'evoluzione delle trattative incontrando personalmente insieme a Descalzi il presidente della Nigeria Jonathan Goodluck (anche lui avrebbe ricevuto tangenti, ndr) sia in fase di perfezionamento degli accordi (13 agosto 2010) che nella fase finale, durante un raduno elettorale in Nigeria, il 22 febbraio 2011». Non solo. Descalzi avrebbe «incontrato insieme a Scaroni il presidente Jonathan per definire l'affare». Eni e Shell avrebbero versato la tangente utilizzando come società schermo la locale Malabu. Eni ribadisce la correttezza dell'operazione, verificata da «uno studio legale americano indipendente»: «Non sono emerse prove di pagamenti da Eni a funzionari del governo nigeriano. La somma versata per il blocco Opl-245 è stata, d'altronde, versata direttamente su un conto intestato al governo nigeriano. Ovviamente non appena Eni avrà a disposizione gli atti depositati dalla Procura, disporrà ulteriori approfondimenti».

CBas