Il medico che rapiva i bimbi Così la Spagna processa i fantasmi del suo regime

Eduardo Vela, ginecologo sotto la dittatura, sottrasse decine di neonati per venderli alle famiglie franchiste

D i fronte ai giudici del tribunale di Madrid, nel processo cominciato ieri, ci sono solo un uomo e una donna. Accusato e accusatrice. Lui è Eduardo Vela, ginecologo, imputato per il rapimento di una bambina nel 1969. Lei, Inés Madrigal, è la bambina rapita. Ma entrambi, nell'aula, rappresentano tante altre persone. Madrigal si è fatta portavoce delle decine di migliaia di neonati sottratti ai genitori biologici per essere dati in adozione durante i quasi 40 anni di dittatura franchista in Spagna. Vela è il primo protagonista di quella compravendita di bambini a essere processato. A mezzo secolo di distanza dai fatti.

Lo «scandalo dei bambini rubati» non ha mai raggiunto la notorietà dovuta, né gli sono mai state attribuite cifre precise. Nel 2008 il giudice Baltasar Garzón ha stimato che siano stati circa 30mila i piccoli venduti dalla fine della guerra civile spagnola, nel '39, fino a dopo la morte di Francisco Franco nel '75. Altri parlano di almeno 300mila casi. Ciò che è certo è che per decenni alle famiglie sgradite al regime - comuniste e repubblicane - veniva detto, subito dopo il parto in ospedale, che loro figlio era morto. Ma era un inganno: i bambini erano vivi e pronti a essere dati a famiglie vicine a Franco, che li avrebbero fatti crescere lontano da ideologie «sbagliate». Nella clinica San Ramòn di Madrid alle puerpere veniva mostrato un corpo senza vita per rendere più verosimile la menzogna. Furono alcuni giornalisti a trovare in una stanza dell'ospedale il cadavere di un neonato in un frigorifero, pronto a essere mostrato all'occorrenza.

Inés Madrigal, oggi 49enne, è stata una di quelle bambine rapite. Subito dopo la nascita fu data a un'altra donna, registrata falsamente come sua madre biologica. Fu lei, quando Madrigal diventò maggiorenne, a svelarle di essere stata adottata e a supportarla nella sua ricerca della verità. Prima di morire, due anni fa, la madre adottiva testimoniò davanti a un giudice spiegando che la neonata le fu «regalata» dal dottor Vela, che guidava la clinica San Ramòn, poiché lei non poteva avere figli. Il ginecologo allora ammise di aver falsificato i documenti, per poi negarlo ieri in aula. «Non ho dato nessun bambino a nessuno», ha borbottato Vela, oggi 85enne, che rischia fino a 11 anni di carcere per il rapimento di Madrigal e la manomissione dei certificati. Con lui era in origine imputata anche una suora, sua assistente, che però è morta prima di essere giudicata.

Madrigal, ad oggi, non sa chi siano i suoi veri genitori, né spera di scoprirlo dal processo. «Non penso che Eduardo Vela mi dirà la verità, non sono così ingenua da crederlo - ha detto la donna arrivando ieri in tribunale -, ma mi piacerebbe che si arrivasse ad avere le registrazioni di tutte le donne che hanno partorito alla clinica. Questo non è solo il mio caso, siamo ben oltre». Perché è vero che le dimensioni del fenomeno rimarranno probabilmente sconosciute, ma, ha spiegato la 49enne, «siamo stati il supermercato dei neonati non solo per la Spagna, ma per tutta l'Europa e il Sud America». A dimostrare come i piccoli venissero portati anche fuori dal Paese è stata, l'anno scorso, la denuncia della messicana Ligia Ceballos Franco, convinta di far parte della schiera dei bambini rubati. Dopo aver saputo di essere stata adottata, ha trovato un documento a Madrid che attesta la consegna di una neonata a una coppia in Messico nel '68. Ai genitori biologici è stato detto che la figlia era morta durante il parto. Centinaia di altre denunce sono state sporte in questi anni, ma il caso di Inés Madrigal è l'unico, per ora, a essere arrivato di fronte a un giudice.

Anche ieri un centinaio di persone si è radunato fuori dal tribunale della capitale spagnola per chiedere giustizia. Dentro all'aula hanno trovato un uomo anziano, sprofondato nella sedia, con gli occhi a tratti chiusi per la stanchezza: Eduardo Vela ha detto di non ricordare praticamente nulla dei vent'anni alla guida della San Ramón. «Il punto è fare in modo che nessuno possa dubitare della vicenda - ha detto il legale di Madrigal -. Tutto questo è successo davvero. Qui. E se ci sarà una condanna, moltre altre potranno seguire».