Meglio «50 sfumature di grigio» che i romanzetti da «Strega»

Donne! Non lasciatevi fregare da chi in spiaggia ostenterà l'ultimo vincitore del Premio Strega guardandovi con aria di sufficienza perché magari voi sul lettino vi siete portate il nuovo romanzo di James. Non di Henry James ma di E.L. James, l'autrice di Cinquanta sfumature di grigio , insomma sappiate che le intellettuali e le donne moderne siete voi, non loro. Esce oggi per Mondadori e si intitola Grey , nudo e crudo e senza sfumature, in quanto stavolta è Christian Grey la voce narrante. Anzi, guardate dall'alto in basso chi sotto l'ombrellone starà leggendo Nicola Lagioia o Elena Ferrante o Mauro Covacich, sono quelli i veri romanzi di serie B, la narrativa femminile per casalinghe radical-kitsch che leggono Repubblica e conoscono tutti gli intellettuali ospitati da Fabio Fazio e amano pronunciare la parola femminicidio.

Tanto per cominciare la James scrive meglio dei suddetti autori, ha una lingua limpida e una struttura romanzesca (...)

(...) lineare e pulita, provare per credere. Alla vicina d'ombrellone che si crede colta perché sta leggendo La ferocia , rispondete sbadigliando che per voi quella roba lì è troppo banale, troppo maldestramente pretenziosa per smuovervi un solo neurone, e perfino troppo femminile, allora tanto vale attaccarsi a un Harmony immaginandoselo recitato da Nichi Vendola.

Come riprova, prima che apra bocca, strappatele il libro di mano e citatele un brano a caso per mostrarle la tristezza di Lagioia, per esempio: «Ecco il problema di Ruggero: la concrezione di pazzi con cui la sorte voleva distoglierlo dall'unica attività che lo avrebbe reso libero, il tasto su cui battere fino a quando la particola di follia che in linea retta alimentava anche lui fosse diventata un nudo anello che non trasmette niente, lo studio, lo studio fanatico della medicina a cui si dedicava senza perdere un attimo». L'avrete già spiazzata, nessuna recensione di Repubblica insegna alle lettrici come difendersi. Poi prendete la vostra copia di Grey e leggetene un brano qualsiasi, tipo la scena in cui Anastasia fa l'intervista a Christian: «È così maldestra che fa cadere due volte quel dannato aggeggio sul mio tavolino Bauhaus. Di solito questo tipo di goffaggine mi irrita profondamente, mentre adesso cerco di nascondere il sorriso dietro l'indice e resisto alla tentazione di sistemarle io il registratore. Mentre lei si agita sempre di più, mi viene in mente che potrei migliorare le sue capacità di coordinazione con l'uso di un frustino da equitazione. Usato come si deve, è in grado di mettere in riga anche il soggetto più recalcitrante». È la meravigliosa evidenza delle letterature comparate, scacco matto in una mossa.

Voi siete molto più avanti di tutta la narrativa femminista che riduce la donna a un vuoto di piagnistei vaginali a perdere, a un proclama di rivendicazioni sociali senza arte né parte né coito né fallo perché simbolo di potere maschile. Voi, orgogliose lettrici di James, amate la profondità di una certa superficialità e odiate la superficialità di una certa sedicente profondità.

Tantomeno c'è l'ombra, in Grey , del poverismo perennemente neorealista tipico della romanzeria italiana a buon mercato: Christian è ricco e cinico come un personaggio di Bret Easton Ellis (citatelo, alla vostra vicina, tanto chi legge Covacich, Ferrante o Lagioia non avrà mai aperto American Psycho ) e tantomeno troverete psicologismi sull'identità di genere o sulla donna che non deve farsi sottomettere, e perché mai?

Invece tanti frustini, corde, manette, nastri adesivi, bende, pinze per i genitali e strumenti per sculacciate e bacchettate, vibratori, dilatatori anali e perfino tanto romanticismo, perché in fondo al cinico Grey batte il cuore per Anastasia a ogni pagina delle cinquecento pagine del libro, la ama perché la desidera e non il contrario. È come quando una donna, una di quelle che leggono i romanzini scaduti dello Strega e non certo E.L James, mi dice, con tono recriminatorio: «Tu vuoi solo fare sesso con me». Beh, ti pare poco?