Meloni choc: pronta a votare Grillo

La candidata di Fratelli d'Italia a Roma: «Se non andassi al ballottaggio, sceglierei M5S». Poi si corregge

Roberto ScafuriRoma Chi è Giorgia Meloni? Nel senso di chi è davvero, la Giorgia che «tre partiti fa ne ho fondato uno con Fini, ma siamo molto distanti e non certo detta la mia agenda politica». La leader di Fratelli d'Italia, che a quindici anni ha fatto in tempo a entrare nel Fronte della gioventù missina, babygirl prodige, che ieri con il candore della mamma in attesa, con la luce negli occhi che solo le mamme in attesa hanno, dichiarava di «non essere fascista, ma sospetto dell'Antifascismo perché è stato usato per ammazzare gente»? Come un Veltroni in trasmutazione genetica dal comunismo, come un camaleonte nella fase di decolorazione, la Meloni scesa nell'agone s'è già calata nelle ampie vesti premaman, e persino senza imbarazzi in quelle di Mammaroma (Anna Magnani da verace popolana guarderà da lassù con benigna sopportazione). E dunque, questa Meloni che sa far di calcolo, e mette la propria vita privata in pubblico, stende volentieri biancheria e sa parlare alla gente, anzi a una ggente che forse non è neppure più quella di centrodestra. Il calcolo potrebbe davvero essere questo, considerato che sempre ieri, di buon mattino, la Giorgia spiattellava con studiata ingenuità che «se non arrivassi al ballottaggio, non riuscirei in nessun modo a sostenere un rappresentante del governo Renzi. Quindi voterei Raggi? Sì, anche se mi ha molto deluso anche la storia dei Cinquestelle, perché per loro l'unica cosa importante è che loro sono puliti e gli altri spazzatura...».Endorsement inatteso e imbarazzante, persino un po' autolesionista come rilevavano in tanti, a partire dall'ex amico Storace, altro candidato che, nel romano affollamento, dice di voler essere lo stalker capace di costringere i colleghi a ragionare e discutere. «Se teneva così tanto a una vittoria della grillina, avrebbero fatto prima a sostenerla direttamente», la considerazione magari banale ma inevitabile, vissuta come un piccolo choc dal centrodestra, che vedeva ormai la Meloni prendere il volo e abbandonare il campo. Al punto che l'ante-marcia imprudente Giorgia si costringeva alla prima retromarcia: «Raggi e Giachetti sono le facce della stessa medaglia... Non ho detto che in caso di ballottaggio appoggerei Raggi. Ho detto che non prendo in considerazione questa ipotesi in quanto, se mi sono candidata, è perché ritengo di poter vincere. Non mi pongo il problema, escludo di non arrivare al ballottaggio e quindi, se ci arrivo, voterò per Giorgia Meloni». Arzigogolata maniera per dire che, essendo scivolata sulle uova, proprio lei che si propone come rompi-uova nel paniere, la Sorellina d'Italia mira a riposizionarsi, ad ambire all'elettorato di protesta, a contendere alla grillina anche l'area dei delusi del centrodestra. Certo, non sarà facilissima l'impresa della metamorfosi, anche se la fortuna arride a tutte le ninfe baciate dagli dei. Ma la Meloni cerca di separarsi da tutto e tutti, anche dal passato. Critica Berlusconi, però dice che non «m'interessa né la leadership né rottamare nessuno»; prende le distanze dall'ex capocorrente Alemanno, «bocciato dai romani»; minimizza sullo schiaffo a Bertolaso, «che non bucava»; si dichiara pronta alle primarie del centrodestra per riunire le forze, però «solo se si organizzano in due settimane». Non è (più) una «ragazzotta», reclama, alla pari di Salvini. E le spara assai volentieri sulla vita privata. Parla di «scelta d'amore» (la gravidanza) e di «tributo alle donne» (la candidatura). Oppure del fidanzato che non l'ha (ancora) chiesta in sposa: «Abbiate pietà, di solito la dichiarazione la fanno gli uomini...». Tradizionalista, romana, cattolica e populista, il figlio lo vuole maschio, «perché vengo una famiglia di tutte donne». Anche un po' paracula, forse, come si dice a Roma? Magari.