Meloni e il Campidoglio: ci sono anch'io

RomaUna sindaca al Campidoglio? «E perché no? Non escludo alcuna ipotesi. Io voglio vincere le prossime elezioni e se Matteo Renzi perde città importanti come Roma e Milano dovrà andare a casa». Giorgia Meloni non ha paura di bruciarsi. La carta Alfio Marchini sarà pure più forte, trasversale e capace di pescare a sinistra, ma siccome è ancora nascosta nel mazzo lei piazza la sua candidatura. «Non devo decidere io - spiega a Sky Tg24 - Vedremo, ne parleremo con gli alleati, per fare la scelta più competitiva. Non c'è solo Roma, ci sono Torino, Milano, Bologna... Tutto è collegato, occorre parlare di idee, proposte. Decidere qual è la bandiera e poi il porta bandiera».

La Meloni dunque è in campo e come primo atto, un po' a sorpresa, prende le distanze da Gianni Alemmano. «Non faccio il giudice o il carabiniere, per accertare le sue responsabilità penali servirà una sentenza di condanna passata in giudicata, siamo in uno stato di diritto. Quello di cui ci siamo accorti, e di cui si sono accorti anche i romani, è che dopo il primo mandato Gianni non ha fatto bene il sindaco, con la discontinuità necessaria che gli veniva richiesta da un sistema che però non si è inventato Alemanno». Cinque anni buttati? «Il livello di corruzione e corruttela di Roma è così diffuso e ampio che bisogna ricominciare da capo».

L'ex sindaco non l'ha presa molto bene. «Voglio ricordare a Giorgia Meloni che fino all'ultimo giorno della mia amministrazione ne ha fatto parte con numerosi esponenti di Fratelli d'Italia». Un assessore, il presidente dell'Ama, l'amministratore delegato di Risorse per Roma, il presidente dell'Atac. «Aggiungo che nell'elezione del 2013 la lista di Fdi col mio nome cubitale scritto nel simbolo era schierata nella mia coalizione. Ottenendo peraltro un buon risultato». Conclusione, «se ho amministrato male, lei e il suo gruppo dirigente se ne sono accorti solo il giorno dopo, oppure hanno preferito continuare a occupare poltrone importanti fino all'ultimo momento». La controreplica è affidata a Ignazio La Russa: «Giorgia con l'esperienza di Alemanno non ha nulla a che vedere. Anzi, fin dall'inizio di Fdi, la Meloni ha voluto segnare una forte discontinuità con le scelte politiche di quella giunta».

Ma anche un altro grande ex di An, come Gianfranco Fini, ha criticato la Meloni, definendola «la mascotte della Lega». Lei dice di «non capire questo astio di Fini contro di noi, cerchiamo solo di ricostruire quello che lui, la mascotte di Monti e Napolitano, ha distrutto». Quanto all'imbarazzo di essere sponsorizzata dai lumbard, «rispetto a quella di Bossi quella di Matteo Salvini è molto più digeribile».